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mercoledì 8 aprile 2009

Earthquake - 4

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La notizia è, dunque, che i terremoti si possono prevedere, ma gli studiosi non hanno avuto finanziamenti per ricerche più approfondite.

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lunedì 22 ottobre 2007

W i Masters'

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L'argomento università italiana mi stuzzica sempre di più e da tempo medito di scriverci su un bel trattatello. Avevo già cominciato qui recentemente, ma oggi un signore ha inviato una lettera ad un forum che mi ha anticipato e della quale condivido ogni singola sillaba (come non condividere visto che elenca dei fatti semplici piuttosto che opinabili sue opinioni).

La breve lettera inizia così:

"
Uno dei fenomeni più bizzarri che sta colpendo l'Italia è la febbre da master: ogni anno ne sbucano sempre di nuovi, hanno tutti nomi ammiccanti, e promettono offerte di lavoro a raffica per chi li frequenta. Naturalmente in questo non c'è nulla di male, se non fosse che questi corsi non hanno nulla dei Master's Degree americani o inglesi che tanto vorrebbero imitare. Sono bensì una loro scimmiottatura tutta italiana, una sorta di spaghetti - master."

Qui trovate il seguito.

Aggiungo che, per quel che ne so io, in Spagna la pensano più o meno come noi, in Francia hanno i loro nomi -naturalmente- mentre nel Nord Europa seguono il modello anglosassone. Una cosa è certa: solo l'università italiana ha così pochi sbocchi nel mercato del lavoro, ma forse la colpa è più del mercato del lavoro che dell'università, per quanto ciò possa essere possibile. Di sicuro per il mercato globale l'università italiana è quella che prepara meno in Europa.

Una conseguenza generale possiamo però trarre: ogni nazione ha un proprio sistema dato da una miriade di variabili (ad es. mercato del lavoro, università, economia, cultura ecc...) e la standardizzazione secondo dettami Europei delle diverse burocrazie è lungi dall'essere in posta in atto.

Non sarà che un sistema comune (di qualsivoglia parte dello stato) per tutte le nazioni europee, ognuna così diversa dalle altre, non potrà mai funzionare proprio a causa di queste diversità?


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venerdì 5 ottobre 2007

W la Ricerca

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Continuiamo a singhiozzo l'avventura del nostro blog, lasciando ancora per un po' da parte il calcio ed occupandoci di una questione di attualità che riguarda le università italiane. Lo spunto ci viene dato da una lettera pubblicata su un forum del corriere online, nella quale un certo sig. Fico si chiede tutto stupito come mai tra le prime 500 università migliori del mondo non ci sia la Bocconi, che secondo lui dà "delle solide basi, almeno a chi si impegna".

Subito due considerazioni veloci veloci: sono un ingenuo, ma pensavo che l'università (per di più la Bocconi) invece di dare delle miserrime solide basi dovesse preparare in modo completo al mondo del lavoro e pensavo anche che l'impegno dello studente fosse scontato, dato che senza di esso non si potesse sostenere le dure prove richieste da questo famosissimo istituto. Tralascio anche di discutere in termini generali della lettera stessa, pubblicata evidentemente solo per far pubblicità alla Bocconi, da sempre legata su diversi livelli al Corriere della Sera (coloro che seguono Italians mi possono capire meglio).

Orbene, il sig. Fico continua a spiegare la stravagante notizia bullandosi di essere andato direttamente alla fonte per cercare di capire in quale ordine di importanza fossero elencate tutte le università del mondo nella classifica presa in considerazione.

In pratica egli giustifica il suo stupore con il fatto di essere un eccellente investigatore che, non pago della notiziola riportata da un giornale qualsiasi, va a caccia della verità supportato dal suo incredibile ingegno.

Purtroppo però egli si dimentica di andare veramente alla fonte, non limitandosi a guardare i fatti direttamente, ma ricordandosi anche di studiare le ragioni reali che hanno portato a stilare tale classifica.

Ebbene, risolvendo tale intrigatissimo mistero si scopre che la classifica è stata stilata in base a dei criteri ben precisi che riguardano soprattutto le pubblicazioni di ciascuna università (ovvero le scoperte scientifiche) e quindi le pubblicazioni di ciascun professore. Di conseguenza le università che hanno i migliori professori (cioè quelli più prolifici in termini di pubblicazioni scientifiche) sono le migliori università. In pratica le università che fanno più ricerca sono per forza di cose le migliori.

In Italia invece non si pubblica (non si fa ricerca) e tanto meno alla Bocconi (basta guardare il sito online) dove si spennano i propri adepti attraverso master che all'estero si possono frequentare gratuitamente, pubblicizzandoli in tutti i modi tranne che attraverso la propria reputazione scientifica.

Detto in soldoni: per essere dei bravi scienziati non basta scrivere un editoriale ogni tanto sui quotidiani nazionali.

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domenica 3 settembre 2006

Good night and good luck

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Ero ancora con la pancia piena di una buonissima amatriciana (cucinata da me, naturalmente) e colto da una continua flatulenza, quando a rovinarmi la buona notte ci ha pensato un articolo nel quale mi sono imbattuto quando ormai mi stavo rimboccando le coperte.

Ebbene a Cernobbio si sono riuniti nella versione junior del workshop Ambrosetti quelli che il colonnista definisce i leader del domani. A parte che gia' mi immagino l'ambientino del meeting, al quale tra l'altro hanno partecipato grandi nomi, ma rabbrividisco se penso al dressing-code dei vari montezemoli: cravatte rosa fosforescente annodate in poco eleganti composizioni barocche da 4-5 etti, volgarissimi gessati versione gangster accoppiati a sopracciglia rifatte versione per lui e per lei, orologioni da muro portati al polso in nonchalance, camicione con colli imbarazzanti a quattro bottoni e scacchi giganti, insomma, non proprio il meglio dello stile made in Italy. In pratica, questo meeting mi sa tanto di massoneria legalizzata in cui i carbonari si incontrano in un festival dell'ipocrisia. Ma questa e' solo una sensazione personale dovuta probabilmente alla cena poco leggera.

Venendo ai fatti, viste le premesse, mi ha stupito la profondita' di alcuni concetti espressi in questo incontro (workshop appunto, come lo chiamano oggi i turisti della lingua inglese), molti dei quali erano delle vere e proprie pillole di saggezza, alla faccia della cultura popular-volgare.
Tra tutti i bocconiani e i vari portatori multipli (ma sani) di master milionari e quant'altro, il commento che piu' ci ha fatto riflettere, e' stato quello di Isabella Stanca, figlia minore di lui, proprio lui, il ministro Stanca. La ventiquattrenne manager ex-bocconiana, cosi' la definisce l'inviato (ma l'Italia non era il paese degli stage gratutiti e della schiavitu' moderna? Forse ci stiamo sbagliando, la ripresa c'e', e si vede), tra lo stupore generale per tanto anticonformismo si e' permessa di dire brillantemente (come si addice a questi geniacci giovani e rampanti) rivolgendesi ad un rappresentante cinese:

«Lei da un lato ha detto che in Cina c’è la pace sociale e dall’altro che esiste un divario immenso tra chi vive in città e nelle campagne. Uno squilibrio che mal s’adatta a una società stabile»

Un intervento veramente brillante e certamente intelligente che ha fatto sospirare la platea tutta che, probabilmente, prima di questa geniale uscita non era consapevole delle sfide che la nostra societa' moderna ci offrira' in futuro. Per un secondo mi sono chiesto se il giornalista fosse un amico di famiglia o se stesse solamente cercando di sviolinarla, la famiglia. Poi mi sono ripreso immediatamente realizzando l'importanza di una tale affermazione, rammaricandomi di averla compresa in ritardo e, rassegnato al mio destino di incapace, mi sono prostrato alla futura dirigente.

Di fronte a cotanta saggezza non posso che constatare come i soldi spesi per il diritto allo studio siano stati certamente proficui e, una volta di piu' posso finalmente andare a letto piu' tranquillo e rinfrancato, pensando beatamente alla classe dirigente del futuro.

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