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domenica 13 novembre 2011

La resa dei conti

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Nel senso che ci siamo arresi ai conti



In un paese in cui ognuno ha sempre qualcosa da ridire su qualsiasi accadimento, in cui spesso chiunque sentenzia luoghi comuni finto-anticonformisti come fossero verità assolute, non sorprende che in molti abbiano sentito il patriottico dovere di protestare nei confronti delle legittime manifestazioni di giubilo che si sono viste a Roma dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, scambiandole erroneamente e contro ogni logica di buon senso comune con gazzarre antidemocratiche ed eversive. 

Considerando che scene di questo tipo, corredate unicamente da bandiere italiane e quindi con l'assenza di qualsiasi riferimento partitico, si vedono solo quando vince la nazionale italiana di calcio, sembra strano che nessuno si sia chiesto il perchè si siano esse manifestate così spontaneamente, in modo politicamente anonimo e con incontenibile gioia di fronte alle semplici dimissioni di un presidente del consiglio. Senza tra l'altro contare l'irritazione ingiustificata di questi paladini della democrazia che hanno incoerentemente storto la bocca di fronte a delle legittime espressioni di libertà. Ma tant'è, in Italia si formano facilmente dei luoghi comuni che di solito i più peregrini e arditi cavalcatori del pensiero semplice riescono ad inculcare velocemente nelle menti di chi non è intellettualmente indipendente dalla faziosità del tifo politico. 

E' questo il caso anche del re dei luoghi comuni di questi due giorni di passione che è stato più volte ripetuto dagli ormai ex-governanti di destra e dai loro fidi votanti: i fautori di questo nuovo golpe antidemocratico, con le forzate dimissioni del presidente del consiglio e l'incarico autoritario di Mario Monti, stanno consegnando la nostra nazione in mano alle lobby dei banchieri, decretando in questo modo la fine della sovranità popolare degli italiani e la svendita del nostro stato ai voleri della Francia e della Germania.

Non c'è bisogno di essere Noam Chomsky per capire che l'intento retorico di questa cornice di pensiero è di fare leva sulle tesi cospirazioniste più ardite per far passare il concetto che Merkel e Sarkozy (insieme ad Obama e qualche ebreo sparso) siano i direttori di orchestra dei mercati finanziari cui fare affidamento per indebolire l'Italia, costringere un premier che tiene al suo "paese di merda" più di ogni altra propria azienda alle dimissioni, persuadere il Presidente della Repubblica ad affidare le redini della nazione ad un italiano stimato nel mondo per le sue capacità scientifiche che sia accondiscendente nello svendere il proprio paese e quindi infine impadronirsi delle aziende pubbliche italiane e delle sue risorse energetiche. Il fatto poi che Mario Monti faccia da tempo parte della Bilderberg è un rafforzativo taciuto in pubblico che i più abili maestri della rete saranno in grado di sfoderare con modalità più convincenti tra forum e siti specializzati. 

Pur nell'eventualità che tutte queste nefaste considerazioni storico-politiche corrispondano alla realtà, mi chiedo se ci sia un simpatizzante di destra o un elettore di Berlusconi che abbia la lucidità necessaria ad ammettere che la causa di tutto questo marasma politico-economico sia Silvio Berlusconi stesso e i fidati scagnozzi che egli ha avuto il coraggio di far eleggere in parlamento (basterebbe nominare Mara Carfagna), forte del voto donatogli colpevolmente da chi credeva che quest'omuncolo avrebbe fatto il bene del proprio paese. L'unica giustificazione che rende comprensibile un giudizio degli eventi così approssimativo, potrebbe essere in questo caso la sola accortezza da parte di Berlusconi di non aver fatto senatore il proprio cavallo rendendo palese a tutti la propria insanità mentale, ma avendo fatto ministri gente come Gelmini o Bossi, mascherando quindi ai poco astuti elettori, attraverso delle fattezze umane, l'incompetenza di questi onorevoli, in ogni caso pari alla proverbiale capacità equina di governare.

Ed è difficile oggi come ieri, di fronte a queste premesse, tentare una specie di riconciliazione nazionale, e lo sarà fin quando in Italia non impareremo ad osservare la realtà con l'obiettività necessaria che viene richiesta per capirla, senza la prostituzione intellettuale che il tifo politico provoca inesorabilmente nelle nostre menti.

Poichè è giunta l'ora di ammettere serenamente che l'attuale situazione politica ed economica in Italia è stata causata dal malgoverno di destra e che l'amara medicina Monti è figlia della destra italiana, incapace di attuare un solo provvedimento che sia stato utile al benessere ed alla libertà degli italiani negli ultimi diciassette anni e che solo la volontà dei mercati, orchestrati o meno dalla potenza principe dell'economia europea, è riuscita a far sì che non siano divenuti venti. Una destra che è stata inoltre colpevole di aver portato in parlamento la peggior feccia che la nostra penisola ci offre e di aver dato le istituzioni italiane in pasto a figure da operetta che hanno decretato, assecondato e legittimato con leggerezza imbarazzante delle bassezze morali che nemmeno nel peggiore dei nostri incubi avevamo mai immaginato potessero materializzarsi.

Ecco, di fronte a queste nefandezze, prima che mi venga chiesto scusa da parte di chi ha creduto per anni alle balle di Silvio Berlusconi, per la situazione nella quale ci troviamo oggi, mi rifiuto di dover minimamente pensare all'unità nazionale per semplice autodifesa personale

in modo da non correre il rischio di affidare di nuovo il bene comune a chi non è capace di distinguere il bene dal male. 





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venerdì 29 aprile 2011

il bisogno di eroi

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In concomitanza della festa dei lavoratori e dell'ormai tradizionale concerto di San Giovanni, la chiesa cattolica ha vilmente deciso di celebrare nello stesso giorno anche la santificazione di Giovanni Paolo II.

Tralasciando le cause mediatiche di questa santificazione tanto immediata quanto moralmente ingiustificata, anche se un'istituzione che ha l'usanza di santificare può naturalmente santificare chiunque voglia, vorremmo soffermarci su alcuni piccoli particolari che sono emersi leggendo l'interessante intervista di Zucconi a Joaquin Navarro-Valls, fidato di Wojtyla, compagno di una vita che per decenni ha fatto coppia fissa con il santo.

In questo caso è favoloso constatare il modo di nascita del mito che, nella sua formazione, deriva certamente dal pregiudizio di straordinarietà nei confronti di una persona o di un evento. E' così che delle cose normali divengono straordinarie attraverso l'enfasi di chi le osserva, soprattutto quando si tratta di personaggi televisivi particolarmente importanti come lo è stato il papa di cui sopra.

E quindi, non sorprende che in un periodo in cui si sta facendo a gara per rivelare fatti particolari o classici aneddoti da intervista, ci si impressioni di fronte a modi e costumi peculiarissimi e straordinariamente fuori dal comune del trapassato papa. Ricordiamo ad esempio il suo stoico atteggiamento nei luoghi caldi: "Lui, con straordinaria e discreta eleganza, ritardava di bere". Oppure la sua epica efficienza nelle trasferte: "Voleva sempre che si viaggiasse di notte nei voli intercontinentali, per arrivare al mattino sul posto e avere così davanti a sé tutta una giornata di lavoro."

Senza contare il ricordo(*) dell'epocale intervento epistolare nei confronti della Russia che miracolosamente fermò l'invasione della Polonia e che tanto ricorda le telefonate risolutorie sbandierate propagandisticamente dal nostro premier, anch'egli tra l'altro in odore di santità, come da lui stesso confessato.

O infine la sua geniale noncuranza nei confronti del giudizio delle telecamere: "Per lui le telecamere, il trucco, le luci non esistevano. Questi atteggiamenti da personaggetti che si fanno spiegare come e dove devono guardare, se fissare l'obbiettivo o guardare fuori, se sorridere o sembrare seri, non lo sfioravano mai. I primi tempi mi preoccupavo, sapendo quanto la telecamera possa essere crudele. Ma per lui comunicare era far apparire la verità, non costruire un'apparenza".
 
A questo punto, non ci resta che attendere il ricordo commosso di chi  un giorno racconterà il severo ma allo stesso tempo sereno ammonimento del papa al suo truccatore nell'invitarlo a non coprire troppo le sue rughe, poichè ci aveva messo una vita a farle.


(*) Come Leone Magno con Attila? Per ordinargli in nome di Dio di non toccare la Polonia?
"No, sarebbe forse stato un errore, avrebbe fatto infuriare il Cremlino e offeso l'orgoglio dei sovietici. Gli scrisse, con grande chiarezza e con la conoscenza diretta che aveva di quei regimi e della loro mentalità, solo per ricordargli che appena cinque anni prima, nel 1975, lui stesso, Breznev, aveva firmato a Helsinki un trattato solenne in cui l'Urss si impegnava a non interferire negli affari interni di ogni altra nazione europea. Dunque, se avesse invaso la Polonia avrebbe violato la sua stessa parola, la parola dell'Unione Sovietica".
E Breznev rispose?
"Sì, ma non con una lettera, né per via diplomatica. La sua vera risposta fu la rinuncia all'azione di forza. Eppure Breznev sapeva, come sapevamo tutti, che lasciare la Polonia al proprio destino sarebbe stata la fine per la stessa Unione Sovietica e che il sogno del Papa, che era un'Europa dall'Atlantico agli Urali, ma senza il dominio di una potenza, si sarebbe inesorabilmente avvicinato".

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martedì 19 aprile 2011

chi striscia a volte inciampa

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Il caso Lassini e i manifesti anti-magistratura appesi diligentemente dallo stesso per ingraziarsi il proprio capo supremo, è un classico caso di eccessivo zelantismo, atteggiamento al quale si è spesso assistito in questi tristi anni di berlusconesimo strisciante.

Delle volte c'è chi esagera e, pensando di fare del bene a se stesso attraverso il bene del proprio fattore,  passa invece molto comicamente la linea della tolleranza sociale all'idiozia e finisce per farsi involontariamente del male.

Sinceramente, vorremmo assistere a queste eroiche gesta di auto-eliminazione politica più spesso.


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venerdì 8 aprile 2011

sinallagmi

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Castelli, che non si sa come sia stato addirittura ministro della giustizia, ha appena rivelato di aver rifiutato una trattativa con la mafia. Ora, questa è una dichiarazione scioccante e non si capisce da cosa sia dovuta la tranquillità con cui l'ha rilasciata. Anzi, lo si deduce a posteriori, rendendosi conto che è probabilmente una balla colossale. O meglio, magari dietro a questa fandonia c'è una piccolissima verità che è stata poi ingigantita ad arte a proprio uso e consumo propagandistico.

Basta attivare il cervello per capirlo.

Castelli ha affermato che dei capi mafiosi promisero di arrendersi nel 2003-2004 in cambio di una contropartita.

Ce li vedete voi i mafiosi a dire: "Va bene, avete vinto voi, ci arrendiamo... Ah, non è che siccome ci arrendiamo, ci fate anche qualche regalino?"

In realtà, come è ovvio, così come avviene in tutte le trattative che si svolgono tra uomini, a dettare le condizioni è sempre chi si trova in una posizione di forza rispetto all'interlocutore e quindi delle tre cose l'una: o la mafia, al contrario di ciò che dice Castelli, era in quegli anni così come oggi e come sempre molto forte e quindi si poteva permettere di avviare una trattativa, oppure era debole, così come Castelli si vanta fosse, e non si poteva permettere alcuna trattativa, oppure ancora era talmente forte da non aver bisogno di alcuna trattativa (allora come oggi, nella calma mafiosa più silenziosa, governava naturalmente Silvio Berlusconi).

D'altra parte, basta ricordarsi dell'ormai comprovata trattativa dei primi anni novanta per capire come vanno le cose: scoppiarono bombe su bombe, Falcone, Borsellino, poi Firenze, Milano, Roma e ancora Roma, in luoghi d'interesse culturale (tra l'altro difficilmente individuabili da gente che non sapeva nè leggere nè scrivere) e poi niente, d'improvviso, inspiegabilmente (salvo un fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma prima di una partita della Lazio).

E nel 2003-2004, invece, cosa accadde?

Nulla.

E infatti non ci fu trattativa. E probabilmente non fu nemmeno avviata.


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martedì 5 aprile 2011

piccoli tabù

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Ci sono dei giornalisti italiani che stanno diventando una mia personalissima ossessione e, nonostante questo dica molto sulla mia salute mentale, anche oggi devo assecondare il tragico bisogno di puntualizzazione moralizzatrice che ciò mi provoca.

Beppe Severgnini, sempre lui, dopo aver espresso un'opinione per niente illuminata sui gay, stavolta se l'è presa con le diciannovenni che vestono in abiti succinti e che hanno l'aggravante di essere carine e "pettorute". In particolare si riferisce alla figlia di un suo amico che l'ha accolto in casa semivestita con tranquillità, mentre tra l'altro stava aspettando degli operai che dovevano fare dei lavori in casa. Il nostro prode, preoccupatissimo, si è quindi armato di bigotto paternalismo e in uno slancio di dovuto eroismo si è preso la briga di sorprendere la fanciulla con i suoi dubbi estetici e morali, dovuti al supposto trogloditismo di alcuni rozzi rappresentanti del genere umano maschile, evidentemente incapaci di trattenere i propri istinti sessuali di fronte a cotanto ben di dio.

Sarebbe ora troppo complicato e dispendioso spiegare qui tutti i risvolti psico-sociali che un comportamento di questo tipo fanno evincere a chiunque abbia la sanità psichica di capire quanto essi derivino da una cultura trapassata nel finto moralismo e nell'ipocrisia di quelle società che consideravano il sesso come un tabù, a causa soprattutto delle pressioni esercitate da quei gruppi di potere che attraverso di esse imponevano i propri voleri sulle masse.

Ma si noti semplicemente come in realtà il monito del preoccupatissimo signore non venga fatto nei confronti della tranquillissima quanto avvenente donzella, ma quanto inconsciamente esso sia una pratica auto-assolutoria deviatamente rivolta a se stesso, avvenuta dopo aver trasferito le proprie paure e le proprie incertezze sui poveri operai, probabilmente, tra l'altro, sempre troppo stanchi per pensare allo sforzo di organizzare e mettere in atto una violenza sessuale degna di questo nome. (Naturalmente questa constatazione non è personale, ma deriva dall'ovvia irrazionalità di chi crede che sia semplicemente il modo di vestire a provocare un'eventuale violenza.)

E' comunque questo il tipico atteggiamento delle classi sociali che detengono il potere economico e che quindi producono cultura all'interno della società: trasferire le proprie ansie negli altri (spesso nelle maggioranze più povere ed influenzabili) ed imporre comportamenti che assolvano queste paure in modo da censurare il proprio inconscio, suscitando inoltre moralismo e ipocrisia in coloro che non rendendosi conto di essere schiavi di questo meccanismo, lo supportano e lo incrementano con la loro ignoranza.

Salvo poi dedicarsi con assidua frequenza alle attività che essi stessi deprecano scandalizzati in pubblico, felici e contenti di essersi precedentemente liberati dei propri peccati attraverso i propri moralismi.

Certo non sarà il caso di Severgnini, il quale ragiona in questo modo solo perché vittima di alcuni rimasugli culturali che derivano probabilmente dall'educazione ricevuta (il padre era notaio), ma basta pensare all'omofobia della chiesa cattolica (cioè dei preti, di una congrega di uomini che spesso convivono in comuni chiamate conventi, alla faccia dei pacs) o a tutti quegli atteggiamenti di ingiustificato machismo di quegli estremisti di destra che si sono poi rivelati essere anch'essi omosessuali, per farsi un'idea di cosa stiamo parlando.

Insomma, la paura del proprio essere è il più grande nemico dell'uomo.

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giovedì 31 marzo 2011

il senso della vita

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Ho delle difficoltà insormontabili a comprendere l'utilità di un uomo che commenta serioso lo sbarco di Simona Ventura all'Isola dei Famosi, in loco, in Honduras (mi pare si svolga lì il reality).

Queste difficoltà divengono addirittura nemmeno razionalmente avvicinabili quando il commento è fatto di sesquipedali banalità come: Simona si è messa in gioco, Simona non ha sfruttato il seppur sfruttabile momento di dolore di Nina Moric, questa è l'isola dei non famosi, con Simona all'isola è salito l'audience.

Probabilmete neanche il mitico capo indiano Estiqaatsi saprebbe dare una spiegazione di senso compiuto a queste bizzarre espressioni dell'intelletto umano.

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mercoledì 30 marzo 2011

annunciazio'

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A parte quelli che sono lì ad applaudire per lavoro, provo una pena sincera per coloro che devono subire le promesse che anche nella splendida isola di Lampedusa il nostro venditore di fumo è andato a proporre, elencando delle idee che seppur ragionevoli rimarranno naturalmente soltanto tali, nonostante la sincera ammissione rafforzativa di avere avere anch'egli un certo interesse al benessere dell'isola, dovuto a sua volta dal recente acquisto di una splendida casa collocata in una delle baie che danno sul versante francese. (Per la cronaca, il sedicente vecchietto ha ammesso di essersi attaccato ad internet e di aver scovato lui stesso il prezioso immobile. Sfido chiunque a non credergli).

Quindi Lampedusa sarà zona franca dove non si pagheranno tasse, dove la benzina costerà meno e forse sarà anche gratis, dove le strade saranno aggiustate e le case ri-intonacate per dare loro l'affascinante apparenza del modello portofino (così si usa dire) e infine, tra le urla di giubilo che anche i non parabolati saranno in grado di udire dal povero nord-Africa, verrà addirittura candidata al premio Nobel per la pace.

Quest'apparizione circense di fianco al governatore Lombardo incorniciata dal solito sorriso a trentadue denti e dal piglio sicuro e tranquillizzante del più temibile dei venditori, da un palchetto messo su per l'occasione che tanto ricorda le carrozze ambulanti dei medievali magoni in cerca di successo grazie a pozioni imbevibili ma miracolose, dovrebbero far tornare alla mente dei poveri pescatori lampedusani le altre comparsate di Al Caprone (© Olgettine) in simili situazioni e dovrebbero almeno spingerli a dubitare un pochino di questo tsunami di ben di dio da cui l'isola verrà inondata nei prossimi giorni.

In ogni caso, stavolta non ce la sentiamo di giustificare la speranza di questi poveracci con la situazione drammatica che stanno vivendo da settimane, mesi e forse anni, in quanto anche il più rincoglionito degli italiani dovrebbe ormai aver capito quanto infondati siano i fioretti che questo incontenibile spara-balle si impegna a rispettare ogni qualvolta ha il bisogno di attrarre consenso o di nascondere indicibili malefatte.
Per cui, cari lampedusani, consideratevi avvertiti: credere in queste sciocchezze andrà solo contro i vostri interessi.

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lunedì 28 marzo 2011

segnalator

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L'ultima trovata di Saviano, sulla scia delle liste di Vieni Via Con Me, ispirate a loro volta alle liste di cui si era interessato Umberto Eco e di cui aveva parlato a CheTempoCheFa, è stata quella di chiedere ai lettori di stilare una lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere. Lo scrittore ha poi scelto e pubblicato le migliori.

Questo tipo di liste sono divertenti da leggere e stanno avendo successo per un motivo molto semplice: elencano delle cose spesso piccole e semplici nei confronti delle quali tutti si possono identificare trovandole tutte assolutamente piacevoli, senza eccezione. Ci si trova così a dire che sì, è vero, è bello camminare a piedi nudi sulla sabbia o piangere guardando La Vita è Bella.

A lato di questa considerazione, si potrebbe anche affrontare il discorso facendo riferimento al ruolo dei neuroni specchio e della capacità dell'uomo di identificarsi nella piacevolezza altrui facendola propria oppure facendo riferimento al risveglio di sensazioni assopitesi attraverso l'effetto madeledine ed al piacere provocato dalla rinascita di alcuni ricordi.

In ogni caso, si sappia che l'idea di Saviano non è originale e che negli Stati uniti, tempo fa, Neil Pasricha ha creato un blog in cui voleva elencare tutti quei piccoli piaceri della vita nel confronto dei quali di solito non facciamo attenzione e che invece andrebbero apprezzati pienamente ogni volta. La lettura di questo elenco ci fa capire quanto bella e piacevole sia la vita e di quanto invece l'avere un approccio negativo verso ciò che viviamo ci faccia perdere di vista queste piacevolezze.

Naturalmente anche i lettori hanno partecipato a questo meraviglioso elenco ed il risultato è stato un successo clamoroso e come di solito accade negli States la pubblicazione di un paio di libri.

Per chi volesse dare un'occhiata, qui c'è la conferenza tenuta da Neil Pasricha per TED e qui l'elenco delle 1000 cose più belle (Top 1000 Awesome Things).

Della serie: terapia per tutti.

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la guerra in Libia e Ustica

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E' oggi evidente lo scontro tra Italia e Francia sul fronte libico riguardo all'intervento militare contro Gheddafi. Infatti è stata prima la Francia a spingere per l'intervento, poi l'Italia ad accodarsi per rispetto dell'Onu e più in particolare degli americani ed infine di nuovo l'Italia a pretendere il così chiamato 'ombrello Nato' in modo da non lasciare ai transalpini il ruolo di protagonisti nell'operazione.

Il motivo di quest'ostilità interna europea tra i cugini italiani e francesi risiede nella secolare politica estera nei confronti dell'Africa adottata dai due paesi. Posto che non si capisce come il nucleare possa risolvere i problemi di guerra e di approvvigionamento energetico se un paese come la Francia che è il più nuclearizzato al mondo deve lo stesso far guerra a Gheddafi, aldilà della questione energetica è interessante far  in questo caso ritornare alla mente i fatti di Ustica.

Nel 1980 un aereo italiano di linea che da Bologna si stava dirigendo verso Palermo fu abbattuto all'altezza dell'isola di Ustica provocando la morte di tutti gli innocenti passeggeri. E' oggi praticamente appurato che ad abbattere l'aereo furono dei caccia francesi intenti a guerreggiare contro altri caccia libici, nascostisi per l'occasione dietro la scia dell'aereo passeggeri e trovatisi in quei luoghi per scortare un altro aereo che sarebbe dovuto atterrare da qualche parte nell'Europa dell'Est e a bordo del quale c'era Gheddafi (l'aereo, appena si individuarono i pericoli, ritornò immediatamente in Libia). Tra l'altro, i piloti dei caccia italiani che assistettero a questa battaglia morirono nel 1988 incidentalmente nella tragedia tedesca di Ramstein, quella dello scontro in diretta televisiva delle Frecce Tricolori.

I francesi in pratica avevano ancora il dente avvelenato per aver perso la loro influenza politica sul nord Africa dopo che l'Italia aveva appoggiato la rivoluzione in Algeria e molto più pesantemente il colpo di stato di Gheddafi in Libia nel 1969, procurando al colonnello addirittura carri armati e intere divisioni per la sua parata trionfale, prelevandole dalle difese dei confini.

Questi sono solo alcuni dei tanti fatti che fanno da preambolo a questa guerra ed è triste constatare che o siamo ritornati a tempi infausti che pensavamo aver lasciato dietro le spalle o che nulla in realtà è cambiato.

In entrambi i casi, c'è poco da rallegrarsi.

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domenica 27 marzo 2011

un uomo un perché

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Colto dall'improvvisa pesantezza che notoriamente viene provocata dalle temibili polpettine scandinave, mi sono addivanato per assecondare l'inevitabile appisolamento che mi aveva colpito e mi sono sottoposto alla terribile visione di programmi televisivi italiani, come mi succede di solito una volta al mese.

Ed é cosí che nella sorpresa personale, non dopo aver notato per l'ennesima volta come le reti commerciali e quelle pubbliche producano programmi pressoché identici nei contenuti e nel format e speculari nell'orario, mi sono reso conto di come le tonnellate di chiacchiere che abbondano nei tubi catodici servano a volte ad approfondire utilmente concetti a volte complessi in modo facilmente fruibile e quindi non eccessivamente gravoso su un intelletto appesantito da cibi poco digeribili.

Poi ho sentito Klaus Davi chiedere a Raul Bova se non si esagerasse con l'intromissione dei media nella vita privata anche dei politici e mi sono svegliato di soprassalto dai miei cinque minuti di sogni speranzosi dai quali ero stato incomprensibilmente impossessato.

Quest'esperienza mistica mi é almeno servita a rendermi conto dell'effetto stupefacente che hanno alcuni tipi di polpette sull'essere umano.

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sabato 26 marzo 2011

un post per un link

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Perché è assolutamente da vedere:

la scala dell'universo.

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mercoledì 23 marzo 2011

credenziali

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E' recente la storia del ministro tedesco aristocratico detentore di Phd dimessosi dopo essere stato accusato di plagio nella sua tesi di dottorato e dopo che il plagio si è rivelato tale.

Di questi giorni è invece la scoperta del falso curriculum della Santadechè (copy right: Dagospia) la quale si è ingiustamente vantata di aver conseguito un Master alla Bocconi SDA (più semplicemente avrebbe potuto frequentarlo veramente, non le sarebbe costata una fatica insostenibile). Dopotutto è molto italiano il vizio di condire ed abbellire il proprio cv con fatti, seminari, corsi e diplomi totalmente falsi o inventati e soprattutto è una necessità dovuta per chi si affaccia nel mondo del lavoro ovunque (qualora le baggianate non siano clamorose come quella di cui sopra) e quindi la plasticata onorevole è mezza giustificata.

Questi due fattucoli fanno però tornare alla mente le comiche gesta del nostro presidente del consiglio quando, a metà degli anni ottanta, addirittura si prese la briga di copiare prefazione e traduzione di testo latino da un libro scritto da un esimio professore universitario, mettendo la propria firma in un'edizione da un migliaio di copie da lui commissionate per sè e i propri amici, in modo da potersi bullare in modo illegittimo del suo eclettico bagaglio culturale.

Naturalmente, il fatto non si consumò solo nella copiatura e nella tragica scoperta del plagio, ma grazie all'incauta ironia del professore plagiato si protrarrò anche nel tempo: quest'ultimo infatti più volte minacciò il cavaliere di denunciarlo per gli ingiuriosi fatti di cui si era reso protagonista provocando in questo modo le tipiche reazioni del valoroso imprenditore. Ovvero continui tentativi di persuasione attraverso regali puntualmente rispediti al mittente, barzellette esilaranti e adulazioni gratuite quanto sorprendenti nella loro spudoratezza.

Fino all'epico bigliettino finale: "Per carità non mi rovini!!!" (sì, esclamativi inclusi!).

Per chi volesse leggere tutta la storia, ecco l'incredibile articolo di Marco Travaglio.

Ah, dimenticavo: naturalmente Travaglio scrisse nel 2006 quell'articolo solo per puro, fazioso e terroristico quanto deplorevole anti-berlusconismo.


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lunedì 21 marzo 2011

riassumendo

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Visto che il divieto di volo sopra la Libia imposto ai famosi Mig libici e di conseguenza la guerra a Gheddafi per poter rendere tale divieto attuale (anche se tale consequenzialità è oscura ai più e sembra che la temutissima no fly zone sia più che altro una forma soft di dichiarazione di guerra) stanno oscurando i drammatici eventi che hanno colpito il Giappone, vorrei tranquillizzare l'animo di chi legge tornando a parlare di nucleare, spiegando alcune cose che sono riuscito a capire o ad illudermi di aver capito in questi giorni.

C'è stato un terremoto che ha provocato uno tsunami che a sua volta si è abbattutto sulla centrale nucleare di Fukushima, intelligentemente costruita sulla costa da parte di una civiltà che ha coniato essa stessa il termine tsunami (anche se non vorremmo essere ingrati e sottolineiamo che il nucleare in Giappone è stato gentilmente importato dagli americani dopo la seconda guerra mondiale).

Tale centrale di Fukushima ha sei reattori, due dei quali dismessi da qualche anno, mentre gli altri sono  ora semidistrutti. Infatti lo tsunami di cui sopra si è abbattutto sulla sicurissima centrale (che al tempo della costruzione si suppone fosse di ultima generazione) provocando ingenti quanto visibili danni ai reattori. Naturalmente ciò non è avvenuto in modo diretto perchè sarebbe molto preoccupante se fosse bastata un'onda ad abbattere una centrale nucleare.

In realtà l'onda ha abbattutto i generatori di elettricità adibiti alle pompe di raffreddamento dell'acqua delle vasche in cui sono contenute le barre di combustibile. Con queste maledette pompe fuoriuso l'acqua delle vasche ha iniziato a surriscaldarsi e ad evaporare rompendo un equilibrio critico che ancora oggi non è stato ristabilito.

Tutti questi clamorosi e tragici danni non hanno nulla a che fare con il nocciolo, che sarebbe un nucleo di cemento (circondato dalle vasche come da disegnini visti sui giornali) all'interno del quale avviene la fusione. Nelle vasche infatti vengono semplicemente parcheggiate le scorie nucleari, ovvero i residui dei materiali ormai inutilizzabili dopo la fusione (nella centrale di Fukushima oltre all'uranio c'è anche il plutonio). Dovete sapere a tal proposito che la fusione nucleare è il processo per produrre energia che tra i tanti lascia dietro di sè più scorie. Per la creazione di energia viene infatti usato solo il 10% del materiale combustibile: è come se per tenere un camino acceso il 90% della legna usata divenisse cenere (scorie) e il 10% bruciasse producendo calore.

Il surriscaldamento anomalo dei reattori, e l'evaporazione dell'acqua hanno non so per quale motivo provocato l'accumulo di idrogeno e quindi delle esplosioni. Le esplosioni hanno naturalmente polverizzato le strutture dei reattori e probabilmente hanno anche indebolito i noccioli di cemento armato. D'altra parte, la parziale distruzione delle strutture esterne dei reattori ha permesso a dei valorosi pompieri di sparare acqua con dei cannoni all'interno dei reattori stessi anche se tale operazione ha avuto la stessa efficacia di un bambino che tenta di svuotare il mare con un secchiello.

Il risultato di questi interessanti quanto bizzarri avvenimenti è stata l'evacuazione di ben 200.000 (duecentomila!) persone e la formazione di una nuvola tossica che a detta degli addetti ai lavori grazie ai venti propizi si sta dirigendo verso  Nord, ovvero verso il mare.

Allo stesso tempo però tra gli italiani del Maggio Fiorentino che erano rimasti a Tokyo e che dopo mille peripezie sono ritornati in Italia si registrano livelli di radiazioni fuori della norma. Lo stesso vale per l'acqua di Tokyo e per prodotti ortofrutticoli della ridente zona agricola.

Tokyo dista circa tre ore da Fukushima ed è abitata da circa 20-30 milioni di persone (andiamo a spanne).

Detto questo e appurato che osservare delle esplosioni in una centrale nucleare non è tranquillizzante, 

devo ammettere di non sentirmi particolarmente ottimista in questa circostanza.

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domenica 20 marzo 2011

rapporti di forza

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giovedì 17 marzo 2011

italia

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Le immagini delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita dell'Italia sono a dir poco inquietanti. 

Assistere alle celebrazioni osservando i volti grevi delle autorità durante una messa ipocritamente seriosa fa rabbrividire perfino l'animo più relativista dell'illuminista più tollerante. A rappresentare le istituzioni in un rito tribale che legittima lo stato protozoico al quale la nostra civiltà ancora appartiene ci sono uomini vecchi senza capelli o con capelli bianchi, radi e crespi, con la bava alla bocca e visi indelebilmente macchiati dall'età avanzata, che li contraddistingue facendo il pari ai viscidi direttori della liturgia ecclesiastica i quali, a loro volta, in questa penisola d'ignoranza e analfabetismo possono ancora permettersi di imporsi come tramite tra l'uomo e un dio esistente solo nell'a-razionalità istintuale di gente che non legge libri e che dell'Italia non conosce nemmeno la lingua ufficiale. 

L'apoteosi di questa teocrazia compiuta viene oggi celebrata con la diretta televisiva del canale 1 nella quale si mostrano i volti lividi e le teste piegate per la stanchezza di coloro che siedono in prima fila trattenendo a stento la propria flatulenza senile. In un'Italia in cui le logge massoniche e i gruppi costituiti in generale disegnano la società in un puzzle di caste inamovibili e inattaccabili, non sorprende che oggi si celebri la nascita di uno stato con l'esaltazione delle stesse caste che lo rendono antidemocratico, materializzando la propria presenza e il proprio potere con delle divise arcane e delle ridicole quanto buffe vestaglie.

Da una parte cravatte e vestiti cuciti a mano a nascondere pelli secche e flaccide, e dall'altra tuniche di seta imbellite da  decorazioni floreali dorate e femminili a coprire dignitosamente le stesse mummificate carnacce.

Il triste spettacolo al quale siamo costretti ad assistere ci ricorda anche oggi e soprattutto in occasione di questo inutile anniversario quanto il nostro popolo e la nostra cultura siano arretrate rispetto a ben altre modernità nonostante la storia gloriosa di civiltà e progresso che ci ha contraddistinto in passato.

Saranno anche 150, ma non li dimostriamo.

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i veri irrazionali

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In molti in questi giorni fanno notare che non bisogna oggi prendere decisioni sul nucleare in Italia sull'onda delle emozioni causate dal disastro giapponese, definito senza mezzi termini dalle autorità dell'Unione Europea come un'apocalisse e di fatto arrivato al livello 6 della scala della gravità degli incidenti nucleari e destinato inesorabilmente a crescere (Chernobyl era al livello 7).

A pensarla in questo modo sono naturalmente soprattutto i finti intelligenti di sinistra che, volendo dimostrare la propria razionalità informata, si prodigano ad elencare i motivi per cui il nucleare è oggi sicuro (le centrali moderne sono più solide di quella di Fukushima) argomentando tra l'altro che in Giappone ci sono altre 55 centrali nucleari che sono perfettamente funzionanti nonostante un terremoto devastante.

Semplicemente, a tutti coloro che molto raffinatamente in questa circostanza fanno gli snob anticonformisti, vorrei brevemente ricordare che nonostante in Italia la nube non arriverà mai e che quindi il pericolo non è così incombente e quindi percepibile come lo è in altri luoghi (questa sì è una conseguenza della nostra irrazionalità), l'incidente è comunque accaduto in questi giorni, oggi, in questi tempi moderni e non è un fatto inventato derivante da una paura irrazionale.

Cari amici, l'incidente c'è stato, sta accadendo ora, è un'incidente senza precedenti ed è più grave di quello del 1986 che ci fu in Russia, quando si scherzava sull'inefficienza russa e quando, sempre sull'onda dell'emozione, in Italia fu fatto un referendum che abortì la nostra corsa al nucleare.

Ecco, se ci fosse stata quell'emozione in Giappone, non ci sarebbe stato oggi l'incidente di Fukushima, del quale pagheremo le conseguenze tutti.

Questi sono tutti fatti evidenti e considerazioni razionali.

Il nucleare è obsoleto, costosissimo e pericolosissimo per l'umanità. E, soprattutto, abbiamo delle alternative.

Non basta?

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mercoledì 16 marzo 2011

vi prego basta

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Secondo colui che viene illegittimamente fregiato del titolo di filosofo da parte dei molti che a sinistra pendono dalle sue labbra secche e ormai prive di una decente salivazione, il modo per aumentare la crescita e di stimolarne il difficoltoso avvio in questi tempi nefasti di crisi economiche e catasrofi naturali è, udite udite, una tassa di scopo, della quale aveva già in precedenza parlato ad Annozero, dopo la lezioncina del guru Tremonti il quale tra l'altro si era prodigato con tanto di lavagna a spiegare le ovvietà più palesi riguardo al fenomeno della globalizzazione.

Tale tassa di scopo che in pratica corrisponde ad un semplice e più chiaro aumento delle tasse (quando il parere poco scientifico di chi scrive è che la crescita sarebbe stimolata da una diminuzione delle tasse alle imprese), secondo il professorino dalla bianca barba dovrebbe essere applicata per giustizia sociale ai ceti medio alti/altissimi, ovvero quelli che lui attesta essere intorno ai 40.000 euro annui!

L'espressione dell'ncredula Gruber dopo tale arguta analisi è impagabile.

Ma chi li vuole più ascoltare questi qua? Ma di cosa stiamo parlando?


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differenze

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La differenza tra il disastro di Chernobyl e quello di Fukushima sta nel fatto che i militari che pilotano gli elicotteri per scaricare sabbia e acqua sui reattori in Giappone sono consapevoli di essere sottoposti a delle radiazioni mortali mentre i russi non avevano idea di quello che stavano facendo.

Questi in effetti, sono dei kamikaze.

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martedì 15 marzo 2011

cinismo da avanspettacolo

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Di solito il cinico basa il proprio atteggiamento sulla convinzione di dimostrare una certa sapienza quando anche di fronte all'evidenza basa la propria opinione su una presunta ragion di stato. In questo modo egli spiazza i propri interlocutori perchè fa presupporre, senza spiegarlo, che altre ed importanti ragioni si celano dietro alla legittimazione di un'idea a quel punto divenuta necessaria.

Invece, in realtà, il cinico è di solito un ignorante che si fa abbindolare da ragionamenti superficiali e semplci e per questo di facile digestione intellettuale.

Avviene così che il cinico dice che la guerra in Afganistan serve a combattere il terrorismo, che magari l'amicizia con dei terroristi come Gheddafi è essenziale per la nostra economia, che i barconi degli immigrati è meglio che affondino in mare aperto e via discorrendo.

Fino a dire: il nucleare ci vuole perchè abbiamo bisogno di energia, perchè ci sono centrali nucleari ai confini con l'Italia e perché allora non le possiamo costruire anche noi, perché compriamo l'energia dalla Francia e ci costa un occhio della testa e avanti in simili idiozie. Ragionamenti totalmente insensati e basati completamente su falsità conclamate che il povero cinico si trova a galoppare in modo convinto aizzato da coloro che inventano certe cazzate solo per gonfiare il proprio portafoglio.

Mi chiedo oggi quindi, quando purtroppo il cinico viene posto miseramente di fronte all'evidenza più palese, cosa ne pensa egli dell'incidente nucleare giapponese, dove in una centrale nucleare in questo momento una cinquantina di solerti dipendenti sono rimasti da soli a prendersi radiazioni e probabilmente a dare la vita  pompando con macchinari in dotazione ai pompieri acqua dal mare all'interno della centrale per raffreddare le barre di combustibile scoperte.

Diciamo che questa immagine non è per niente rassicurante e anzi profondamente comica.


Diciamo che non riflette tutta quell'alta tecnologia che di solito ci spacciano per vera quando parliamo di energia nucleare.

[update: come previsto e con poca sorpresa di chi scrive, puntuale come la morte il commento del tuttologo Severgnini, il quale dal forum Italians fa sapere che: "So che il nucleare inquina meno del petrolio, e riduce la nostra dipendenza dai Gheddafi di questo mondo. So che non ha senso una politica antinucleare con vicini come la Francia, pieni di centrali. Ma in un referendum SI/NO, oggi, cosa voterei?"]

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sabato 12 marzo 2011

vino al vino

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Puntata precedente: pane al pane

Ferrara è un'ipocrita idiota al soldo di Berlusconi, messo a condurre una rubrica che andrà in onda subito dopo il TG1, sulla scia dell'audience dei pochi ultracinquantenni ancora affezionati al telegiornale nazionale, in modo da rafforzare il consenso dell'attuale presidente del consiglio, in caduta libera anche  tra coloro che appartengono a questa categoria di italiani, attraverso della becera propaganda politica in vista delle prossime elezioni.

Altro che voce non banale ed intelligente che contribuisce al pluralismo televisivo.

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