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giovedì 25 novembre 2010

Invidiosi

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Gli ultimi eventi calcistici sono ormai manna dal cielo per i prostituti italiani che scrivono o pensano di calcio visto che, dopo la sconfitta dell'Inter e la testata di Eto'o, ora ci si è messo anche il mai dimenticato Mourinho a provocare il livore dei soliti invidiosi che parlano per faziosimo dichiarato o moralismo a comando.

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giovedì 4 novembre 2010

Pippe Inzaghi

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La seguente è solo per mettere a verbale l'osservazione di alcuni fatti che a causa delle giuste esaltazioni a Pippo Inzaghi non abbiamo avuto l'onore di leggere o ascoltare su alcun giornale o notiziario.

Non che sia così importante come vogliamo far credere che sia a chi legge, ma il dovere di cronaca ci impone queste constatazioni:

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martedì 28 settembre 2010

Nostalgia

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Josè Mourinho, nella tradizionale conferenza stampa alla vigilia del turno di Champions League, si alza e se ne va. Alcuni dei giornalisti accorsi gli avevano appena chiesto il motivo per cui Pedro, un giovane del Real che non aveva sfigurato in campionato, non fosse stato convocato.
Prima di andarsene però, Mourinho ha intavolato una filippica che i giornalisti non si sono risparmiati a titolare come "ennesimo show del Mourinho furioso" e via sbrodolando nell'approfittare della capacità ciceronica dell'allenatore di Setubal di ammaliare i media con i suoi exploits comunicativi.

Nonostante la furia assassina percepita da chi ha riportato sui giornali questa conferenza stampa, è divertentissimo osservare il modo in cui 'lo straniero' a stento trattenga il sorriso durante tutto il minuto e mezzo o poco più che impiega ad indottrinare i giornalisti su cosa debbano essere interessati o meno in sede di conferenza stampa pre-Champions.

Naturalmente, il giubilo che viene goffamente soffocato nell'atto di arringare, deriva dalla consapevolezza dell'allenatore di avere l'occasione, con la domanda che gli viene posta, di poter dar vita a quello show che, nelle ore successive alla conferenza stampa, garantirà la tranquillità necessaria alla squadra per poter affrontare la difficile sfida di Champions League contro l'Auxerre.

Occasione che egli naturalmente raccoglie al volo e che si sarebbe in ogni caso creato da sè nel momento in cui una domanda così sciocca non fosse stata posta.

Infatti, ora non si fa altro che parlare di questo fantomatico "ennesimo show" (durante il quale, tra l'altro, secondo chi scrive egli dice delle cose giustissime), mentre non si discute delle difficoltà del Real Madrid, solo quarto in campionato, addirittura reduce da uno scialbo pareggio a reti inviolate contro la terz'ultima squadra di Spagna, il Levante.

Gigi Del Neri, la pantera rosa.
Visto dall'Italia, non si può che invidiare ai cugini spagnoli il valore aggiunto dato dalla presenza di un personaggio di tale levatura nel proprio campionato, soprattutto se pensiamo sconfortati alla finta umiltà scaramantica del perdente Ranieri, alla mediocrità aziendale di Allegri, al realismo forzato di Del Neri (il quale, con tali sembianze fisiche troppo ricorda la pantera rosa minando irrecuperabilmente la credibilità di tutto ciò che dice) ed infine alle dichiarazioni battagliere di Benitez, un altro che con quell'aria da picnic domenicale, riuscirebbe a demotivare persino il più perfido addestratore di marines.

Insomma, la nostalgia ci sta logorando e la noia sta prendendo inesorabilmente il sopravvento.

A questo punto, solo un Chievo primo in classifica fino all'ultima giornata di campionato sarebbe in grado di sollevarci dalla prevedibile mediocrità del nostro calcio.

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mercoledì 30 giugno 2010

L'allenatore vero

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Breve nota tecnica. La Spagna ha lo stesso metodo di gioco del Barcellona. Esso è fatto di un controllo palla esasperato e di brevi passaggi, spesso di prima, che avvengono di solito verso il giocatore più vicino, il quale si era precedentemente smarcato con un movimento senza palla nello spazio. Le verticalizzazioni, così come i cambi di gioco o i lanci lunghi sono estremamente rari e gli attaccanti giungono al tiro dopo un dribbling o dopo una triangolazione veloce. E' questo anche il motivo per cui il giocatore che si è messo in luce più di tutti sia Villa, sicuramente il più tecnico e veloce, ma soprattutto il più in forma del torneo.

La differenza con il Barcellona però sta nei cosiddetti interpreti di questo particolare tipo di gioco. Da questo punto di vista, l'ago della bilancia pende nettamente a favore del club piuttosto che della nazionale. Infatti, i migliori del Barcellona già giocano nella nazionale spagnola mentre nella seconda, in tutti gli altri ruoli, figurano giocatori meno forti (sul piano tecnico e atletico) di quelli che giocano nel Barcellona. In generale quindi, il Barcellona sul piano dei singoli è molto più forte della Spagna e, adottando lo stesso tipo di gioco, lo è di conseguenza anche come squadra.

Quindi, dal mio punto di vista, la Spagna è una squadra sopravvalutata e decisamente battibile. Ad una condizione però. La Spagna non va aggredita nè pressata perchè è solo in questo modo che riesce poi a mettere in difficoltà l'avversario. Infatti la capacità di palleggio diviene efficace solo quando la squadra avversaria è in fase di pressing: il pressing permette ai giocatori spagnoli di smarcarsi a centrocampo attraverso dei passaggi elementari che vengono esaltati dai cronisti come 'il più bel gioco del torneo' e di seguito, in fase d'attacco, i dribbling di Villa permettono di realizzare i gol necessari alla vittoria finale (pensate che a fare questo lavoro nel Barcellona troviamo Messi mentre troviamo Ibrahimovic anzichè il coniglietto Torres a spaventare i difensori e creare).

D'altra parte, se la squadra avversaria non pressa, i giocatori spagnoli continuano sì a passarsi il pallone, ma a questo punto il gioco sembra più un allenamento da oratorio che un campionato del mondo e l'efficacia si perde nei meandri del centrocampo sulle linee orizzantoli all'altezza del cerchio. Non è un caso che contro il contropiede svizzero la Spagna abbia perso e contro il catenaggio di Donadoni agli europei non sia andata oltre lo zero a zero.

La parola d'ordine contro la Spagna quindi è: lasciarli giocare, 90% di possesso palla per loro e darsi al contropiede. Esattamente ciò che ordinò di fare ai suoi Mourinho nella semifinale di ritorno di Champions League tra Barcellona e Inter.

In pratica, stando ai fatti, speri la Spagna di incontrare in semifinale l'Argentina e non la Germania e potrà puntare al mondiale.

Anche se il Brasile rimane a questo punto la favorita.

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martedì 16 marzo 2010

Lo straniero

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Purtroppo è, seppur semplice, quantitativamente molto dispendioso sul piano argomentativo dover spiegare il calcio a gente (giornalisti e tifosi) che è fermamente convinta che giocare con quattro attaccanti significhi giocare in modo offensivo o che togliere un attaccante per un centrocampista significhi necessariamente 'chiudersi', e via dicendo con i luoghi comuni del linguaggio calcistico. Come a dire che mettere Eto'o in campo, a prescindere dal ruolo che ricopre, vuol dire mettere un attaccante e, soprattutto, crederlo fermamente attraverso l'atto fideistico di associare il suddetto giocatore al ruolo dell'attaccante nonostante, per dire, dovesse giocare in porta. E' il classico atteggiamento psicologico del faziosismo, malattia radicatamente italiana che fa vedere a chi osserva ciò che egli si era già prestabilito nella sua mente non pensante.

Così oggi, armati di santa pazienza, proviamo a sbrogliare solo un po' di quella matassa che è il calcio e, paradossalmente, per parlare di esso dovremo parlare di cosa gli gira intorno visto che, come al solito e come sapete, qui si sfatano i luoghi comuni e si rivelano le verità che vengono nascoste o affossate involontariamente dal cretinismo imperante che contraddistingue il mondo mediatico calcistico (e non solo purtroppo). Di conseguenza, per parlare di calcio bisognerà prima scremare questa nebbia di misconoscenza che regna imperante su giornali e televisioni.

A coloro che straparlano di nazionalismo, patriottismo, italianità e fierezza, si voglia far notare oggi che l'Inter, unica italiana ad accedere ai quarti di finale di Champions League, è l'unica italiana a non aver schierato nemmeno un italiano nell'undici titolare. Non solo: è l'unica italiana ad avere un allenatore straniero ed è l'unica italiana che è riuscita a dominare una squadra inglese sia in casa che fuori casa, umiliando, per di più, un allenatore italiano. Tutte le altre squadre per le quali si sbrodolavano teorie pseudo-scientifiche sull' ossatura italiana o sulla tradizione tecnico-tattica del nostro furbissimo calcio, sono state tristemente eliminate, quando non umiliate.

Evidentemente, molto semplicemente, il calcio italiano non è ciò che crediamo esso sia. Ovvero quella corazzata imbattibile che viene abbattuta solo per cause terze e mai per responsabilità diretta.

Naturalmente però, ai faziosi di professione, non verrà mai spontaneamente naturale di ragionare in termini così autocritici e, come è ovvio, gli undici stranieri dell'Inter saranno solo lo spunto per poter criticare l'unica squadra che tiene in vita le speranza italiane di poter ancora avere quattro squadre nelle Champions League del futuro. E il suo allenatore sarà il facinoroso disadattato che ancora non ha capito la grandezza della nostra nazione.

Ironicamente però, l'Italia ancora dipende dallo straniero e i sogni di autarchismo possono aspettare.

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sabato 11 aprile 2009

Ricominciamo

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[update:

«Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…» (Gomorra, Roberto Saviano pag. 236)

«a nessuno, né dentro la Rai né nella cerchia della politica, è venuto in mente di biasimare o sanzionare le centinaia di ore di televisione leziosa e piagnona che hanno imbozzolato la tragedia del terremoto in un reticolo implacabile di buoni sentimenti, misurando ben più volentieri il diametro della "bontà nazionale" che quello dei pilastri sottodimensionati.» (Michele Serra) ]



Dopo i timidi avvicinamenti alle argute analisi del povero Aldo Grasso, il quale, costretto com'è a sorbirsi tutti i programmi televisivi messi a disposizione dai futuristici autori italiani è da sempre alla ricerca di improbabili significati tecnico-semantici, finalmente possiamo fieramente affermare e rinnovare il nostro personalissimo schifo per le sue, condividerete, inutili idee.

Stavolta, degna del più demagogico degli atteggiamenti perbenisti italiani, è stata la sua filippica nei confronti di Santoro e del baffuto ma sempre tenero Ruotolo, rei di avere scandalosamente speculato sulla tragedia del terremoto. La loro colpa, a detta dell'emerito critico (non si sa di cosa e, soprattutto, a quale titolo) sta nell'aver affrontato i problemi legati:

1- all'illegalità come causa suprema delle morti del terremoto (se si fosse costruito a norma le morti sarebbero state nulle),

2- all'inefficienza dei soccorsi causata della disorganizzazione degli stessi (il programma televisivo ha provato come non ci fosse un responsabile che coordinasse i soccorsi, nonostante Bertolaso impazzasse come al solito in tutti i tg, così come quando, nel prevedere pioggia egli allarma l'Italia intera per il rischio di alluvioni,

3- all'eventualità che si speculasse di nuovo mettendo in mano ad aziende come l'Impregilo (costruttrice del nuovissimo ospedale crollato a l'Aquila) le nuove leccornie costituite dai fondi che verranno distribuiti per la ricostruzione.

Tutto ciò senza che durante la trasmissione fosse neanche ricordato allo smemorato pubblico televisivo che i condoni del genio Tremonti hanno permesso di rendere legali costruzioni abusive che, essendo tali, probabilmente non rispettavano le norme antisismiche e che si sono dunque trasformate al primo brontolio sotterraneo nelle catacombe che abbiamo visto negli indegni reportage della maggior parte dei programmi televisivi.

Ma questa è l'Italia dell'irresponsabilità che prima specula e poi si piange addosso e poi si autoassolve per infine ri-speculare. Passando naturalmente attraverso il dolore democratico che coinvolge ipocritamente anche coloro che, in uno slancio di sensibilità accentuata, vogliono fermare il mondo, così come avevano predicato si facesse Ranieri e Spalletti i quali, con facce tristi e corrucciate, avevano auspicato l'inutile stop del campionato, in modo che i poveri sfollati in gita da campeggio non potessero neanche pensare per un'oretta al calcio .

Per fortuna però c'era Mourinho che, solita voce fuori dal coro, ha detto chiaramente che lo stop non avrebbe giovato a nessuno, anzi sarebbe stato un rito autoassolutivo di scarso buon gusto.

Ma lui è straniero, special e un pochino arrogante, e certi modi di fare italiani ancora non li ha digeriti.

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