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domenica 9 dicembre 2012

Le Primarie

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Avevamo ormai perso quasi ogni speranza nei confronti di un partito che ingiustamente veniva equiparato insieme a tutti gli altri al peggio che la nostra politica aveva saputo esprimere negli sciagurati anni della seconda repubblica. Eravamo tanto delusi dalle sovrastrutture ideologiche e dal conservatorismo contraddittoriamente espresso dai suoi dirigenti, tanto intolleranti da cavalcare il progressismo solo finchè esso non riguardasse il rinnovamento delle loro cariche, che ci eravamo dimenticati di trovarci di fronte ad un movimento culturale di portata nazionale e democratico, capace di rinnovare e di riavvicinare sorprendentemente la società civile alla politica.

Il confronto tra i candidati alle primarie del centro-sinistra è stato infatti un momento mediatico-politico tra i più importanti nella storia italiana degli ultimi vent'anni che ha legittimato di nuovo una forza politica di stampo partitico che aveva perso la fiducia dei suoi elettori per cause molteplici, non ultima delle quali la chiusura tecnocratica in se stessa tipica degli enti burocratici giunti alla fine del proprio ciclo vitale e scientificamente provata come inevitabile in numerosi studi sulle organizzazioni e delle scienze sociali.

Quest'importanza è data da due motivi fondamentali, legati indissolubilmente alla definizione della natura dell'evento: politico-mediatico ed il primo è causa del secondo:

In primo luogo, il dibattito televisivo e l'importanza mediatica del dibattito, ovvero la forma attraverso la quale esso si è palesato, hanno ridato vita al legame indissolubile tra la politica ed i cittadini, riportando la classe dirigente di un intero paese a stretto contatto con il suo popolo. Sembra scontato, ma in un periodo in cui l'unico contatto tra politica e società civile avveniva ormai unicamente attraverso la fusione delle due cose all'interno ad esempio di un movimento come quello delle 5 Stelle, l'avvicinamento della politica ai cittadini è servito per dare la possibilità a questi ultimi di partecipare di nuovo alla cosa pubblica senza per forza doversi impegnare in modo privato. Infatti, solo chi è demagogicamente predisposto al luogo comune darebbe per scontato il bisogno di tutti i cittadini di partecipare a tutti i costi alla cosa pubblica, scambiando la passione per certi temi con il dovere quotidiano dell'impegno sociale. Le iniziative dei cittadini fino ad oggi non hanno fatto altro che sopperire alle mancanze della politica e solo qualora essa riesca di nuovo a mettersi al servizio dei primi, questi stessi cittadini che oggi sono costretti a fare i politici potranno tornare a fare i cittadini e lasciare ai politici il compito per cui sono preposti, ovvero servire le istituzioni, in una distinzione dei ruoli che nella normalità di una comunità compiuta è certamente benefica.

In secondo luogo, grazie a questo confronto telvisivo, si è sorprendemente tornato a parlare di contenuti ed il vuoto all'interno dei contenitori televisivi si è improvvisamente riempito di proposte ed idee dando vita a quella svolta che i movimenti culturali nati nei blog avevano inconsciamente chiesto fino ad oggi. Ed è grazie all'esempio del centro-sinistra se torneremo ad avere dei dibattiti in cui i candidati anche di destra avranno la possibilità di mettersi in gioco attraverso l'espressione di idee e forse anche di ideologie, ormai orfani di quel conflitto di interessi che ha bloccato per vent'anni lo sviluppo di cui l'Italia più di altri paesi europei aveva sempre avuto bisogno.

Quindi, se il mezzo è il messaggio, nella serata del confronto dei candidati alle primarie del centro-sinistra siamo stati costretti a rivalutare il mezzo televisivo che, quando viene usato in modo appropriato è ancora un mezzo utile al confronto politico e, in ultima istanza, alla realizzazione della democrazia. In questo senso, di primaria importanza sono non solo la volontà dei politici, ma anche e soprattutto la professionalità e la libertà dei giornalisti, capaci di fare domande e di pretendere il silenzio laddove esso è dovuto. In tutto questo, è comunque naturale e scontata la spinta data dagli stessi movimenti che sono nati nel vuoto di una politica completamente distaccata dal suo compito principale, coloro i quali con la loro nascita hanno costretto al bilanciamento verso il basso quei partiti che si erano allontanati dallo scopo per il quale erano stati creati. Ed è in questo spirito di sopravvivenza che può avvenire il cambiamento, in un sistema in cui tutti gli attori sono funzionali ad uno sviluppo democratico del paese, compresi i movimenti, con il loro spirito rivoluzionario e modernista.

E' quindi triste vedere come anche questo slancio democratico venga immediatamente vanificato dalle purtroppo attuali questioni che riguardano Berlusconi e i suoi stipendiati eletti dall'ignoranza di chi ha sempre malvotato e dalla visita para-politica ed inspiegata di Bersani in Libia, corredata da domande di politica interna da parte di giornalisti asserviti.

Fosse altrimenti, non saremmo italiani e saremmo il popolo più benestante del globo.



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domenica 13 novembre 2011

La resa dei conti

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Nel senso che ci siamo arresi ai conti



In un paese in cui ognuno ha sempre qualcosa da ridire su qualsiasi accadimento, in cui spesso chiunque sentenzia luoghi comuni finto-anticonformisti come fossero verità assolute, non sorprende che in molti abbiano sentito il patriottico dovere di protestare nei confronti delle legittime manifestazioni di giubilo che si sono viste a Roma dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, scambiandole erroneamente e contro ogni logica di buon senso comune con gazzarre antidemocratiche ed eversive. 

Considerando che scene di questo tipo, corredate unicamente da bandiere italiane e quindi con l'assenza di qualsiasi riferimento partitico, si vedono solo quando vince la nazionale italiana di calcio, sembra strano che nessuno si sia chiesto il perchè si siano esse manifestate così spontaneamente, in modo politicamente anonimo e con incontenibile gioia di fronte alle semplici dimissioni di un presidente del consiglio. Senza tra l'altro contare l'irritazione ingiustificata di questi paladini della democrazia che hanno incoerentemente storto la bocca di fronte a delle legittime espressioni di libertà. Ma tant'è, in Italia si formano facilmente dei luoghi comuni che di solito i più peregrini e arditi cavalcatori del pensiero semplice riescono ad inculcare velocemente nelle menti di chi non è intellettualmente indipendente dalla faziosità del tifo politico. 

E' questo il caso anche del re dei luoghi comuni di questi due giorni di passione che è stato più volte ripetuto dagli ormai ex-governanti di destra e dai loro fidi votanti: i fautori di questo nuovo golpe antidemocratico, con le forzate dimissioni del presidente del consiglio e l'incarico autoritario di Mario Monti, stanno consegnando la nostra nazione in mano alle lobby dei banchieri, decretando in questo modo la fine della sovranità popolare degli italiani e la svendita del nostro stato ai voleri della Francia e della Germania.

Non c'è bisogno di essere Noam Chomsky per capire che l'intento retorico di questa cornice di pensiero è di fare leva sulle tesi cospirazioniste più ardite per far passare il concetto che Merkel e Sarkozy (insieme ad Obama e qualche ebreo sparso) siano i direttori di orchestra dei mercati finanziari cui fare affidamento per indebolire l'Italia, costringere un premier che tiene al suo "paese di merda" più di ogni altra propria azienda alle dimissioni, persuadere il Presidente della Repubblica ad affidare le redini della nazione ad un italiano stimato nel mondo per le sue capacità scientifiche che sia accondiscendente nello svendere il proprio paese e quindi infine impadronirsi delle aziende pubbliche italiane e delle sue risorse energetiche. Il fatto poi che Mario Monti faccia da tempo parte della Bilderberg è un rafforzativo taciuto in pubblico che i più abili maestri della rete saranno in grado di sfoderare con modalità più convincenti tra forum e siti specializzati. 

Pur nell'eventualità che tutte queste nefaste considerazioni storico-politiche corrispondano alla realtà, mi chiedo se ci sia un simpatizzante di destra o un elettore di Berlusconi che abbia la lucidità necessaria ad ammettere che la causa di tutto questo marasma politico-economico sia Silvio Berlusconi stesso e i fidati scagnozzi che egli ha avuto il coraggio di far eleggere in parlamento (basterebbe nominare Mara Carfagna), forte del voto donatogli colpevolmente da chi credeva che quest'omuncolo avrebbe fatto il bene del proprio paese. L'unica giustificazione che rende comprensibile un giudizio degli eventi così approssimativo, potrebbe essere in questo caso la sola accortezza da parte di Berlusconi di non aver fatto senatore il proprio cavallo rendendo palese a tutti la propria insanità mentale, ma avendo fatto ministri gente come Gelmini o Bossi, mascherando quindi ai poco astuti elettori, attraverso delle fattezze umane, l'incompetenza di questi onorevoli, in ogni caso pari alla proverbiale capacità equina di governare.

Ed è difficile oggi come ieri, di fronte a queste premesse, tentare una specie di riconciliazione nazionale, e lo sarà fin quando in Italia non impareremo ad osservare la realtà con l'obiettività necessaria che viene richiesta per capirla, senza la prostituzione intellettuale che il tifo politico provoca inesorabilmente nelle nostre menti.

Poichè è giunta l'ora di ammettere serenamente che l'attuale situazione politica ed economica in Italia è stata causata dal malgoverno di destra e che l'amara medicina Monti è figlia della destra italiana, incapace di attuare un solo provvedimento che sia stato utile al benessere ed alla libertà degli italiani negli ultimi diciassette anni e che solo la volontà dei mercati, orchestrati o meno dalla potenza principe dell'economia europea, è riuscita a far sì che non siano divenuti venti. Una destra che è stata inoltre colpevole di aver portato in parlamento la peggior feccia che la nostra penisola ci offre e di aver dato le istituzioni italiane in pasto a figure da operetta che hanno decretato, assecondato e legittimato con leggerezza imbarazzante delle bassezze morali che nemmeno nel peggiore dei nostri incubi avevamo mai immaginato potessero materializzarsi.

Ecco, di fronte a queste nefandezze, prima che mi venga chiesto scusa da parte di chi ha creduto per anni alle balle di Silvio Berlusconi, per la situazione nella quale ci troviamo oggi, mi rifiuto di dover minimamente pensare all'unità nazionale per semplice autodifesa personale

in modo da non correre il rischio di affidare di nuovo il bene comune a chi non è capace di distinguere il bene dal male. 





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sabato 15 ottobre 2011

Indignati del mondo, pentitevi

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Il lungo curriculum di N.Minetti stampato sulla sua t-shirt

Nel giorno in cui i giovani indignados del mondo manifestano contro la finanza e protestano contro un sistema che ha fatto del debito la spada di damocle con la quale una classe dirigente vecchia e inadeguata tiene sotto scacco la maggior parte della popolazione mondiale, vorrei porre una questione molto più pedestre e vicina a noi italiani. 

Mi chiedo, semplicemente e molto umilmente, cosa pensino oggi tutti quelli che dal 1994 in poi hanno creduto alle balle di Berlusconi. Cosa pensino di fronte ad una crisi che in Italia ha connotati molto diversi  da quelli di molti altri paesi europei, checché se ne dica all’avanguardia del benessere mondiale, coloro che ai tempi rimasero sordi alle parole di quelli che ragionevolmente mettevano in guardia da uno che fino al giorno prima aveva collezionato migliaia di miliardi di lire di debiti con le sue aziende, che aveva iniziato la sua attività imprenditoriale con finanziamenti di dubbia provenienza, che aveva la tessera di una società segreta la cui attività era illegalmente votata all’eversione democratica, che già allora evidentemente rappresentava il vecchio che si riciclava sotto nuova forma. 

Mi chiedo cosa pensino dopo diciassette anni, dopo che da una parte precisa di italiani proveniva l’avvertimento sul disastro che avrebbe colpito l’Italia con l’eventualità di un governo guidato da uno che niente avrebbe fatto di buono per il nostro paese e che avrebbe invece probabilmente continuato a raccontare balle per perseguire i propri interessi particolari, come era stato da sempre evidente e come chi allora aveva un minimo di intelligenza poteva certamente intuire. Ecco, vorrei che finalmente una parte dell’Italia che ha contribuito a questo disastro istituzionale, dopo che per l’ennesima volta sono stati nominati vice segretari e cariche sparse per la compra-vendita di voti di fiducia, naturalmente a nostre spese,  chieda scusa a chi in questi ultimi vent’anni non si era fatto abbindolare da questa truffa evidente. 

E’ troppo facile oggi prendersela con la politica tutta ed urlare senza un minimo di pudore contro la destra e la sinistra indistintamente per liberarsi catarticamente del peso dato dalle proprie scelte sbagliate. La battaglia odierna e comune contro una politica clientelare e di bassa moralità oggi deriva in Italia da responsabilità ben precise che sono facilmente individuabili nella persona di Silvio Berlusconi, l’arci-italiano. E’ inutile tentare di redimersi oggi con slanci di dubbio coraggio come fece ad esempio Fini nel 2010 quando era ormai evidente che la convenienza di un’alleanza con chi gli aveva permesso di governare non era più sostenibile. E alla faccia di chi decanta una conciliazione impossibile, io dico che mi sono stancato di pagare per le scelte scellerate altrui. Mi sono stancato di mediare con chi vota soltanto seguendo i propri istinti o seguendo semplicemente l’abitudine famigliare. Sono stufo di chi ancora parla di destra e sinistra in quei termini tradizionali che rimandano ad ideologie ormai trapassate come quelle del comunismo e del fascismo e che poi nomina le due fazioni solo per uniformarle e renderle bersaglio comune del proprio qualunquismo disinformato, poiché è scientificamente sotto gli occhi di tutti che il malaffare in Italia oggi è presente in percentuali molto più alte in una parte piuttosto che in un’altra. La questione dunque, più che politica, è culturale. E oggi non credo che sia possibile protestare contro la politica della corruzione, della finanza, della casta e del disinteresse nei confronti dei  cittadini senza prima analizzare le responsabilità storiche di chi ha avallato questo tipo di comportamenti. 

Poi è vero che negli ultimi vent’anni è anche cambiato il mondo come mai era successo nella storia recente dell’umanità e nel caso italiano è oggi ancora più evidente l’inadeguatezza di una classe dirigente e di una generazione nei confronti di un mondo completamente diverso affrontato con metodi ormai divenuti necessariamente obsoleti. Fortunatamente, vent’anni sono comunque passati e la battaglia da politica è divenuta appunto culturale e quindi generazionale grazie all’invecchiamento inevitabile di chi è da decenni al potere. Ma questo non basta. Così, cari giovani, indigniamoci e protestiamo, ma non dimentichiamoci che la ruffianeria, il servilismo, la corruzione, l’immoralità, la disonestà e l’incompetenza sotto varie forme sono ancora tra noi, e sono questi i mali da combattere.

Come diceva quello, io non ho paura di Berlusconi in sé, ma del Berlusconi in me.




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martedì 19 aprile 2011

chi striscia a volte inciampa

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Il caso Lassini e i manifesti anti-magistratura appesi diligentemente dallo stesso per ingraziarsi il proprio capo supremo, è un classico caso di eccessivo zelantismo, atteggiamento al quale si è spesso assistito in questi tristi anni di berlusconesimo strisciante.

Delle volte c'è chi esagera e, pensando di fare del bene a se stesso attraverso il bene del proprio fattore,  passa invece molto comicamente la linea della tolleranza sociale all'idiozia e finisce per farsi involontariamente del male.

Sinceramente, vorremmo assistere a queste eroiche gesta di auto-eliminazione politica più spesso.


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mercoledì 13 aprile 2011

servizi sociali

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Lo sguardo attento di Marianna Madia
Durante le discussioni di ieri alla camera in cui gli esponenti dell'opposizione hanno uno ad uno letto gli articoli della costituzione, mi sono imbattuto in due deputati che avevo perso di vista.

Una è la giovane raccomandata che, orfana di un amico di Veltroni, in un video purtroppo scomparso dalla rete ammetteva candidamente e neanche tanto intelligentemente di essere completamente ignorante di politica, giustificando quindi la sua qualunquistica presenza in parlamento. L'altra è la vedova di Nicola Calipari, il noto servitore dello stato ucciso dal fuoco amico/nemico degli americani durante la liberazione della giornalista Sgrena in Iraq.

Ecco, mi chiedo se, per aiutare economicamente questi poveri svantaggiati, per modo di dire, non vi siano altri metodi che quello della lista bloccata che li permette di salire alla camera a legiferare per noi.


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lunedì 11 aprile 2011

il futuro che avanza

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il termine 'avanza' va in questo caso inteso come 'di troppo'



Mentre Silvio Berlusconi, sulle orme delle apocalittiche scene finali de Il Caimano aizza la folla davanti al tribunale di Milano affermando spudoratamente di aver donato quattrini alla nipote di Mubarak per evitare che si prostituisse (siamo da tempo giunti alla balla temporanea che ha vita propria e che non sopravvive minimamente alla concatenazione di soli due fatti diversi) a sinistra si assiste a strane espressioni dell'attività politica. Se infatti Veltroni, il quale ricordo è emerso dai cabli wikileaks assicurasse gli americani che si sarebbe liberato, come è poi avvenuto, della sinistra radicale italiana, aveva già da tempo inaugurato la tradizione della scrittura di libri su tematiche varie, sono oggi Matteo Renzi e Pippo Civati a seguire le sue tragiche orme, pubblicando libri sul tutto e sul nulla che pretendono di analizzare in modo arguto e originale i tempi complessi di crisi che stiamo vivendo (coadiuvati dal loro supporter mediatico Luca Sofri, anch'egli fresco di libro sul tutto -non pubblico link per non incrementare la loro ingiustificata autorevolezza-).

Sospendendo temporaneamente il giudizio su queste bizzarre astuzie mediatiche che danno un'aura di intellettualismo a questi giovani arrambanti, chi scrive queste righe aspira molto più umilmente ad un mondo in cui i politici passassero un po' più di tempo a leggere libri scritti da scienziati e saggisti piuttosto che tentare goffamente di sostituirvisi. Allo stesso modo si spera in mondo in cui nemmeno troppo rigidamente ognuno di noi facesse semplicemente il proprio lavoro.

Che gli amministratori facessero gli amministratori e che lo facessero senza assecondare quei vezzi che l'illudano di essere migliori degli amministrati (specialmente nei casi in cui i secondi posseggono più lauree dei primi).

Per educare la massa bastano onestà, trasparenza e umiltà.

Per soddisfare la voglia di pedagogia bastano le Memorie di fine mandato.

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venerdì 8 aprile 2011

sinallagmi

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Castelli, che non si sa come sia stato addirittura ministro della giustizia, ha appena rivelato di aver rifiutato una trattativa con la mafia. Ora, questa è una dichiarazione scioccante e non si capisce da cosa sia dovuta la tranquillità con cui l'ha rilasciata. Anzi, lo si deduce a posteriori, rendendosi conto che è probabilmente una balla colossale. O meglio, magari dietro a questa fandonia c'è una piccolissima verità che è stata poi ingigantita ad arte a proprio uso e consumo propagandistico.

Basta attivare il cervello per capirlo.

Castelli ha affermato che dei capi mafiosi promisero di arrendersi nel 2003-2004 in cambio di una contropartita.

Ce li vedete voi i mafiosi a dire: "Va bene, avete vinto voi, ci arrendiamo... Ah, non è che siccome ci arrendiamo, ci fate anche qualche regalino?"

In realtà, come è ovvio, così come avviene in tutte le trattative che si svolgono tra uomini, a dettare le condizioni è sempre chi si trova in una posizione di forza rispetto all'interlocutore e quindi delle tre cose l'una: o la mafia, al contrario di ciò che dice Castelli, era in quegli anni così come oggi e come sempre molto forte e quindi si poteva permettere di avviare una trattativa, oppure era debole, così come Castelli si vanta fosse, e non si poteva permettere alcuna trattativa, oppure ancora era talmente forte da non aver bisogno di alcuna trattativa (allora come oggi, nella calma mafiosa più silenziosa, governava naturalmente Silvio Berlusconi).

D'altra parte, basta ricordarsi dell'ormai comprovata trattativa dei primi anni novanta per capire come vanno le cose: scoppiarono bombe su bombe, Falcone, Borsellino, poi Firenze, Milano, Roma e ancora Roma, in luoghi d'interesse culturale (tra l'altro difficilmente individuabili da gente che non sapeva nè leggere nè scrivere) e poi niente, d'improvviso, inspiegabilmente (salvo un fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma prima di una partita della Lazio).

E nel 2003-2004, invece, cosa accadde?

Nulla.

E infatti non ci fu trattativa. E probabilmente non fu nemmeno avviata.


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mercoledì 30 marzo 2011

annunciazio'

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A parte quelli che sono lì ad applaudire per lavoro, provo una pena sincera per coloro che devono subire le promesse che anche nella splendida isola di Lampedusa il nostro venditore di fumo è andato a proporre, elencando delle idee che seppur ragionevoli rimarranno naturalmente soltanto tali, nonostante la sincera ammissione rafforzativa di avere avere anch'egli un certo interesse al benessere dell'isola, dovuto a sua volta dal recente acquisto di una splendida casa collocata in una delle baie che danno sul versante francese. (Per la cronaca, il sedicente vecchietto ha ammesso di essersi attaccato ad internet e di aver scovato lui stesso il prezioso immobile. Sfido chiunque a non credergli).

Quindi Lampedusa sarà zona franca dove non si pagheranno tasse, dove la benzina costerà meno e forse sarà anche gratis, dove le strade saranno aggiustate e le case ri-intonacate per dare loro l'affascinante apparenza del modello portofino (così si usa dire) e infine, tra le urla di giubilo che anche i non parabolati saranno in grado di udire dal povero nord-Africa, verrà addirittura candidata al premio Nobel per la pace.

Quest'apparizione circense di fianco al governatore Lombardo incorniciata dal solito sorriso a trentadue denti e dal piglio sicuro e tranquillizzante del più temibile dei venditori, da un palchetto messo su per l'occasione che tanto ricorda le carrozze ambulanti dei medievali magoni in cerca di successo grazie a pozioni imbevibili ma miracolose, dovrebbero far tornare alla mente dei poveri pescatori lampedusani le altre comparsate di Al Caprone (© Olgettine) in simili situazioni e dovrebbero almeno spingerli a dubitare un pochino di questo tsunami di ben di dio da cui l'isola verrà inondata nei prossimi giorni.

In ogni caso, stavolta non ce la sentiamo di giustificare la speranza di questi poveracci con la situazione drammatica che stanno vivendo da settimane, mesi e forse anni, in quanto anche il più rincoglionito degli italiani dovrebbe ormai aver capito quanto infondati siano i fioretti che questo incontenibile spara-balle si impegna a rispettare ogni qualvolta ha il bisogno di attrarre consenso o di nascondere indicibili malefatte.
Per cui, cari lampedusani, consideratevi avvertiti: credere in queste sciocchezze andrà solo contro i vostri interessi.

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lunedì 28 marzo 2011

la guerra in Libia e Ustica

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E' oggi evidente lo scontro tra Italia e Francia sul fronte libico riguardo all'intervento militare contro Gheddafi. Infatti è stata prima la Francia a spingere per l'intervento, poi l'Italia ad accodarsi per rispetto dell'Onu e più in particolare degli americani ed infine di nuovo l'Italia a pretendere il così chiamato 'ombrello Nato' in modo da non lasciare ai transalpini il ruolo di protagonisti nell'operazione.

Il motivo di quest'ostilità interna europea tra i cugini italiani e francesi risiede nella secolare politica estera nei confronti dell'Africa adottata dai due paesi. Posto che non si capisce come il nucleare possa risolvere i problemi di guerra e di approvvigionamento energetico se un paese come la Francia che è il più nuclearizzato al mondo deve lo stesso far guerra a Gheddafi, aldilà della questione energetica è interessante far  in questo caso ritornare alla mente i fatti di Ustica.

Nel 1980 un aereo italiano di linea che da Bologna si stava dirigendo verso Palermo fu abbattuto all'altezza dell'isola di Ustica provocando la morte di tutti gli innocenti passeggeri. E' oggi praticamente appurato che ad abbattere l'aereo furono dei caccia francesi intenti a guerreggiare contro altri caccia libici, nascostisi per l'occasione dietro la scia dell'aereo passeggeri e trovatisi in quei luoghi per scortare un altro aereo che sarebbe dovuto atterrare da qualche parte nell'Europa dell'Est e a bordo del quale c'era Gheddafi (l'aereo, appena si individuarono i pericoli, ritornò immediatamente in Libia). Tra l'altro, i piloti dei caccia italiani che assistettero a questa battaglia morirono nel 1988 incidentalmente nella tragedia tedesca di Ramstein, quella dello scontro in diretta televisiva delle Frecce Tricolori.

I francesi in pratica avevano ancora il dente avvelenato per aver perso la loro influenza politica sul nord Africa dopo che l'Italia aveva appoggiato la rivoluzione in Algeria e molto più pesantemente il colpo di stato di Gheddafi in Libia nel 1969, procurando al colonnello addirittura carri armati e intere divisioni per la sua parata trionfale, prelevandole dalle difese dei confini.

Questi sono solo alcuni dei tanti fatti che fanno da preambolo a questa guerra ed è triste constatare che o siamo ritornati a tempi infausti che pensavamo aver lasciato dietro le spalle o che nulla in realtà è cambiato.

In entrambi i casi, c'è poco da rallegrarsi.

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domenica 27 marzo 2011

italiane illustri

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 Mara Carfagna

E' divenuta ministro secondo alcuni per essere entrata nelle grazie del Pres del Cons, qualunque cosa ciò voglia dire, ma che, alla luce di ciò che si sa oggi e si intuiva ieri sul mondo che gira intorno a colui che veniva genialmente soprannominato Al Caprone dalle stesse ragazze che usufruivano degli appartamenti, delle auto, dei denari e dei gioielli che egli era solito procurare loro, le quali però non erano di certo prostitute, sembra  invece abbastanza chiaro cosa voglia dire..

Poi viene eletta Consigliere regionale in Campania con 55.695 preferenze individuali, risultando il consigliere più votato di tutti i tempi (wikipedia), secondo qualcuno (la moglie di Italo Bocchino ndr) "telecomandata" dallo stesso Italo Bocchino, con il quale aveva incidentalmente una relazione  essendo ella la sua amante che "se non era per lui in Campania tutti quei voti non li prendeva."

Della serie: oltre alle gambe c'è di più.

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mercoledì 23 marzo 2011

credenziali

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E' recente la storia del ministro tedesco aristocratico detentore di Phd dimessosi dopo essere stato accusato di plagio nella sua tesi di dottorato e dopo che il plagio si è rivelato tale.

Di questi giorni è invece la scoperta del falso curriculum della Santadechè (copy right: Dagospia) la quale si è ingiustamente vantata di aver conseguito un Master alla Bocconi SDA (più semplicemente avrebbe potuto frequentarlo veramente, non le sarebbe costata una fatica insostenibile). Dopotutto è molto italiano il vizio di condire ed abbellire il proprio cv con fatti, seminari, corsi e diplomi totalmente falsi o inventati e soprattutto è una necessità dovuta per chi si affaccia nel mondo del lavoro ovunque (qualora le baggianate non siano clamorose come quella di cui sopra) e quindi la plasticata onorevole è mezza giustificata.

Questi due fattucoli fanno però tornare alla mente le comiche gesta del nostro presidente del consiglio quando, a metà degli anni ottanta, addirittura si prese la briga di copiare prefazione e traduzione di testo latino da un libro scritto da un esimio professore universitario, mettendo la propria firma in un'edizione da un migliaio di copie da lui commissionate per sè e i propri amici, in modo da potersi bullare in modo illegittimo del suo eclettico bagaglio culturale.

Naturalmente, il fatto non si consumò solo nella copiatura e nella tragica scoperta del plagio, ma grazie all'incauta ironia del professore plagiato si protrarrò anche nel tempo: quest'ultimo infatti più volte minacciò il cavaliere di denunciarlo per gli ingiuriosi fatti di cui si era reso protagonista provocando in questo modo le tipiche reazioni del valoroso imprenditore. Ovvero continui tentativi di persuasione attraverso regali puntualmente rispediti al mittente, barzellette esilaranti e adulazioni gratuite quanto sorprendenti nella loro spudoratezza.

Fino all'epico bigliettino finale: "Per carità non mi rovini!!!" (sì, esclamativi inclusi!).

Per chi volesse leggere tutta la storia, ecco l'incredibile articolo di Marco Travaglio.

Ah, dimenticavo: naturalmente Travaglio scrisse nel 2006 quell'articolo solo per puro, fazioso e terroristico quanto deplorevole anti-berlusconismo.


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giovedì 17 marzo 2011

i veri irrazionali

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In molti in questi giorni fanno notare che non bisogna oggi prendere decisioni sul nucleare in Italia sull'onda delle emozioni causate dal disastro giapponese, definito senza mezzi termini dalle autorità dell'Unione Europea come un'apocalisse e di fatto arrivato al livello 6 della scala della gravità degli incidenti nucleari e destinato inesorabilmente a crescere (Chernobyl era al livello 7).

A pensarla in questo modo sono naturalmente soprattutto i finti intelligenti di sinistra che, volendo dimostrare la propria razionalità informata, si prodigano ad elencare i motivi per cui il nucleare è oggi sicuro (le centrali moderne sono più solide di quella di Fukushima) argomentando tra l'altro che in Giappone ci sono altre 55 centrali nucleari che sono perfettamente funzionanti nonostante un terremoto devastante.

Semplicemente, a tutti coloro che molto raffinatamente in questa circostanza fanno gli snob anticonformisti, vorrei brevemente ricordare che nonostante in Italia la nube non arriverà mai e che quindi il pericolo non è così incombente e quindi percepibile come lo è in altri luoghi (questa sì è una conseguenza della nostra irrazionalità), l'incidente è comunque accaduto in questi giorni, oggi, in questi tempi moderni e non è un fatto inventato derivante da una paura irrazionale.

Cari amici, l'incidente c'è stato, sta accadendo ora, è un'incidente senza precedenti ed è più grave di quello del 1986 che ci fu in Russia, quando si scherzava sull'inefficienza russa e quando, sempre sull'onda dell'emozione, in Italia fu fatto un referendum che abortì la nostra corsa al nucleare.

Ecco, se ci fosse stata quell'emozione in Giappone, non ci sarebbe stato oggi l'incidente di Fukushima, del quale pagheremo le conseguenze tutti.

Questi sono tutti fatti evidenti e considerazioni razionali.

Il nucleare è obsoleto, costosissimo e pericolosissimo per l'umanità. E, soprattutto, abbiamo delle alternative.

Non basta?

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mercoledì 16 marzo 2011

vi prego basta

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Secondo colui che viene illegittimamente fregiato del titolo di filosofo da parte dei molti che a sinistra pendono dalle sue labbra secche e ormai prive di una decente salivazione, il modo per aumentare la crescita e di stimolarne il difficoltoso avvio in questi tempi nefasti di crisi economiche e catasrofi naturali è, udite udite, una tassa di scopo, della quale aveva già in precedenza parlato ad Annozero, dopo la lezioncina del guru Tremonti il quale tra l'altro si era prodigato con tanto di lavagna a spiegare le ovvietà più palesi riguardo al fenomeno della globalizzazione.

Tale tassa di scopo che in pratica corrisponde ad un semplice e più chiaro aumento delle tasse (quando il parere poco scientifico di chi scrive è che la crescita sarebbe stimolata da una diminuzione delle tasse alle imprese), secondo il professorino dalla bianca barba dovrebbe essere applicata per giustizia sociale ai ceti medio alti/altissimi, ovvero quelli che lui attesta essere intorno ai 40.000 euro annui!

L'espressione dell'ncredula Gruber dopo tale arguta analisi è impagabile.

Ma chi li vuole più ascoltare questi qua? Ma di cosa stiamo parlando?


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sabato 12 marzo 2011

vino al vino

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Puntata precedente: pane al pane

Ferrara è un'ipocrita idiota al soldo di Berlusconi, messo a condurre una rubrica che andrà in onda subito dopo il TG1, sulla scia dell'audience dei pochi ultracinquantenni ancora affezionati al telegiornale nazionale, in modo da rafforzare il consenso dell'attuale presidente del consiglio, in caduta libera anche  tra coloro che appartengono a questa categoria di italiani, attraverso della becera propaganda politica in vista delle prossime elezioni.

Altro che voce non banale ed intelligente che contribuisce al pluralismo televisivo.

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trappole mediatiche

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Il cerotto, naturalmente, è puramente sensazionalista.

Solo tre giorni fa scrissi questo:
E così oggi il ministro Alfano, che doveva presiedere a Strasburgo, se ne è andato dal presidente della Repubblica per presentare una fantomatica riforma della giustizia e noi idioti, cavalcando i dotti editoriali delle maggiori testate giornalistiche, stiamo qui ad arrovellarci il cervello per capire se le nuove leggi siano buone o meno, prendendole grevemente sul serio.

E oggi, Luca Sofri, braccio mediatico di Renzi, scrive un post titolato "L'esperto Caselli" che inizia così:
Quando un giornale pubblica il parere di un magistrato su cose che riguardano la giustizia, noialtri persone qualunque lo leggiamo con l’attenzione di chi cerca guide tecniche e competenti in un campo ignoto e ostile. Ancora di più questo avviene quando il tema è delicato e complesso come la riforma Alfano e l’esperto è un magistrato famoso e importante come Giancarlo Caselli.

Basta una favetta e accorrono i piccioni.

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venerdì 11 marzo 2011

10-15.000 euro al mese

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per dire che dopo aver creato un ponte tra l'Italia e l'Australia, naturalmente, ci saranno molti canadesi in giro (ascoltare per credere):


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giovedì 10 marzo 2011

abitudini

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Visto che il trailer del documentario di Stella e Rizzo su Silvio Berlusconi è praticamente vietato in TV, vorrei cogliere l'occasione per segnalare i molti documentari stranieri sul nostro presidentone che sono presenti su youtube. In uno di questi, si racconta come il cavaliere durante i suoi inizi da imprenditore televisivo mandasse propri emissari a suonare ai campanelli delle case di coloro che possedevano un televisore con la scatolina dell'auditel collegata. I suoi emissari offrivano un televisore nuovo ed una somma in denaro per le eventuali spese di elettricità ai fortunati possessori di quegli aggeggi in cambio di lasciare il vecchio televisore accesso e collegato sul canale 5 di proprietà del vulcanico geniaccio.

Oggi scopriamo che dei signori sono andati ad offrire dei soldi ad un'impiegata di un'anagrafe marocchina per cambiare la data di nascita di colei che è soprattutto conosciuta con il nome di Ruby Rubacuori.

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sabato 26 febbraio 2011

teoria e tecnica della comunicazione di massa

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La tecnica attraverso la quale il Caimano comunica è sempre la stessa e sembra strano che non l'abbiano ancora capito a sinistra quei geni del marketing delle maniche rimboccate e del tetro messaggio della fatica (se l'avessero capito avrebbero adottato delle contromisure efficaci, di cui non v'è traccia, visto che in realtà non v'è traccia di nulla).

Negli sfortunati periodi nei quali emerge qualche scandalo, fittizio o reale che sia, bisogna scomparire e attendere che passi la tempesta. E' infatto inutile tentare di combattere lo scandalo negandolo, anzi bisogna rimanere sulla difensiva senza proferire parola alcuna e semmai tentare attraverso i propri mezzi di comunicazione di massa di delegittimare coloro che cavalcano lo scandalo, creandone di nuovi per coloro che tentano di cavalcare, veri o fittizi che siano.
La tecnica è la stessa usata dagli arbitri nel poco affascinante sport dell'ice-hockey quando emergono dei conflitti irreparabili tra due testosteronici giocatori, infatti in queste occasioni la parola d'ordine è non intervenire: si lasciano scontrare i giocatori liberamente facendoli affaticare in una scazzottata che non può per forza durare per sempre. Inveitabilmente le energie dopo poco tempo finiscono e tutto può tornare come prima.

Lo stesso accade nella politica: si lasciano sfogare le accuse di chi esalta questi scandali rimanendo passivi e aspettando mestamente che si calmino le acque.

Poi, quando la tempesta è passata, si esce dalla propria cantina (vorrei dire bunker) rompendo il silenzio come se niente fosse accaduto, partendo al contrattacco con conferenze stampa simpatiche e rilassate, con la consapevolezza acquisita di potersi godere felicemente un'altra fresca primavera.

Nel frattempo, dall'altra parte, a sinistra e da parte dei quadri politici, non si fa nulla. A manifestare o a creare per così dire 'l'evento' sono solo i cittadini, che sia il Palasharp, la piazza delle donne, o il festival di Sanremo con Vecchioni.

Insomma, come al solito, tanto rumore per nulla.

Poi ci lamentiano che siano i magistrati a tentare di scalfire il potere del Caimano.

E chi altri sennò?

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giovedì 24 febbraio 2011

storie berlusconiane

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Vi ricordate di Berruti? E' stato condannato a 2 anni e 10 mesi riguardo alla questione fondi neri di Mediaset. Ne parlammo nel 2007, così:

Spulciando la lista dei pregiudicati in parlamento portata alla ribalta da Beppe Grillo, mi sono immediatamente imbattuto (essendo il primo della lista per questioni alfabetiche) in un nome che ha una storia per lo meno stravagante.

Mi riferisco a Massimo Maria Berruti.

Laureato in legge, avvocato, era tra glianni '70 e '80 impiegato delle fiamme gialle. Raccolse le dichiarazioni di Silvio Berlusconi nel '79 quando la finanza stava indagando sull'origine delle fortune del rampante imprenditore, il quale con spensieratezza non comune, fece credere alla finanza stessa (appunto attraverso la persona di M.M.Berruti) di essere un semplice progettista anzichè il protagonista principale delle operazioni poste sotto controllo dai minuziosi e certosini impiegati statali.

Poi però tutto si insabbiò e Massimo Maria dopo aver lasciato la finanza negli anni '80 divenne impiegato della Fininvest.

Condannato nel '94 ad 8 mesi in un'inchiesta per tangenti alla Guardia di Finanza, si occupò anche del Milan dove naturalmente come al solito fece valere le sue distinte capacità in campo finanziario e dove venne poi coinvolto nell'affare Lentini: venne provato il pagamento di 10mld in nero a Bersano (allora presidente del Torino, il quale patteggiò nella stessa Torino, essendo lì indagato tra l'altro per bancarotta) per l'acquisto del calciatore, ma Adriano Galliani, Silvio Berlusconi e Massimo Maria Berruti se la cavarono tutti con la prescrizione del reato di falso in bilancio, nel 2002.

Fortuna decisamente sfacciata, in quanto infatti il reato di falso in bilancio era appena stato depenalizzato dal governo l'anno precedente (il governo era presieduto da Silvio Berlusconi, il va sans dire).

Oggi Massimo Maria Berruti, grazie alle sue qualità in campo finanziario, come già ricordato più volte in queste righe, è stato promosso, udite udite, a vice presidente della VI Commissione (Finanze).

Siamo in buone mani!

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martedì 22 febbraio 2011

sorpresa!

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Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, ci ha messo in guardia sulla corruzione in Italia, definendola patologica.

Quattro anni fa, su questo blog, scrivemmo questo riguardo all'allora caso De Magistris:

Un sistema amministrativo è irrimediabilmente corrotto, secondo Gerald E. Caiden e Naomi J. Caiden (University of Southern California), quando si possono evidenziare i seguenti punti principali (traduzione mia):

- L'organizzazione professa un codice etico esterno che viene contraddetto da pratiche interne

- Pratiche interne incoraggiano e nascondono violazioni del codice esterno

- I non-violatori vengono penalizzati sostenendo premi per le violazioni ed offendendo coloro che non vìolano

- I violatori sono protetti e, quando sono esposti, trattati in modo tollerante dal sistema mentre i loro accusatori sono taciuti di esporre ipocrisia organizzativa e sono conseguentemente trattati in modo duro e severo

- I non-violatori soffocano nell'atmosfera corrotta non trovando appoggio interno, ma solamente incredulità esterna

- Coloro che hanno intenzione di denunciare lo status quo vengono terrorizzati ed intimiditi fino al silenzio

- Coloro che sono abbastanza coraggiosi da denunciare devono essere protetti da vendette organizzate

- Coloro che vìolano sono talmente abituati a violare ed alla protezione ricevuta nel violare che, quando esposti, reagiscono con sorpresa dichiarandosi innocenti ed appellandosi ad ingiusta discriminazione nei proprio confronti

- Il reato interno trova espressione nella razionalizzazione delle pratiche interne e senza un eventuale forte apporto esterno non si avrà intenzione di modificare tali pratiche

- Coloro che vengono formalmente accusati di corruzione raramente agiscono e, se forzati da pressioni esterne, ammettono l'incidente solo come isolato ed unico

L'ultimo punto darebbe una speranza alla salvaguardia del sistema non corrotto, purtroppo però, se paragonassimo lo studio alla situazione italiana, nemmeno in quel caso potremmo ritenerci fortunati.

Oggi, dopo quattro anni, credo che siamo ormai molto oltre le tetre constatazioni di cui sopra.

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