
Prandelli, il nuovo CT della nazionale italiana di calcio, è stato ingaggiato come da lui stesso ammesso durante la conferenza stampa di presentazione poichè era l'unico allentore di alto livello libero nel momento in cui c'era il bisogno di sostituire Marcello Lippi, colui che credeva nel gruppo come valore unico per la vittoria.
Anche se la schiettezza è in questo caso piacevole, altre sono le cose interessanti emerse nella giornata di oggi.
Soprattutto, colpisce il bisogno del neo-CT di sottolineare come le convocazioni avverranno nei confronti di chiunque abbia un passaporto italiano ed abbia le capacità e la forma fisica necessarie per svolgere il gravoso compito di indossare la maglia azzurra. In altre parole, le convocazioni verranno fatte secondo criteri di meritocrazia.
E' sorprendente venire a scoprire ora, attraverso questa piccola verità, una cosa che credevamo fosse già pacifica per tutti, ovvero che a giocare in nazionale venissero chiamati i giocatori migliori senza troppo soffermarsi sul significato per niente oscuro del termine migliore. Evidentemente però, quest'ovvietà non era tale per tutti, in particolare per Lippi il quale, capiamo oggi, non convocava secondo criteri meritocratici. Altrimenti, perchè Prandelli avrebbe dovuto specificare cotanta ovvietà?
Insomma, il primo merito di Prandelli è stato quello di svelare una verità di cui avevamo tutti bisogno per poter distinguere serenamente il bene dal male senza la paura di perdersi in zone grigie d'arruffamento tipicamente italiano: con Lippi, la nazionale è sempre stata la tipica cricca italiana di furbetti del quartierino, l'espressione principale del potere delle organizzazioni gravitanti intorno a Lippi, legittimate nel 2006 dalla storica vittoria al mondiale e che ancora nel 2008, a calciopoli ormai dimenticata, riemerse prepotentemente in forza dei crediti acquisiti proprio nel mondiale precedente. Fu lo stesso Lippi, converrete, a programmare erroneamente la campagna acquisti Juventina e a garantire sulla scelta di Ferrara come allenatore. Così come è stato Lippi a puntare sul blocco Juventino per la nazionale italiana, nonostante la Juventus, proprio grazie al suo aiuto, sia giunta miseramente settima nel campionato italiano (non certo ricco di squadre stellari). Salvo poi tornare sui suoi passi e negare in modo ridicolo qualunque tipo di coinvolgimento e venendo meno alla promessa di tornare all'ovile a mondiali (ri)vinti.
Il risultato è però sotto gli occhi di tutti. Il nostro compito è solo quello di ricordare a chi vuole dimenticare quali siano state le fasi attraverso le quali si è giunti a questo punto storico.
Speriamo, oggi, che la meritocrazia dia frutti migliori di quelli che ha dato la cuginanza.
Quindi, buona fortuna a Prandelli lo schietto.
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