E' tempo di tediare i miei venticinque lettori (magari!) con un'analisi pseudoscientifica del discorso di Bersani che, come fece Veltroni a Spello, apre ufficialmente la campagna elettorale per le prossime elezioni, sempre aperta a destra, dove l'attività non fa altro che intensificarsi quando la chiamata al voto si avvicina.
Come si è detto in precedenza, ad interessarci sono i modi della comunicazione più che i contenuti poichè in politica più che in altri luoghi, il mezzo è il messaggio. Sfortunatamente per la sinistra, oggi il mezzo è il segretario Bersani, uno che potrebbe benissimo fare il quadro o il dirigente di partito, uno che è sicuramente informato e che prende decisioni ponderate nello svolgere i compiti a lui assegnati, uno di cui fidarsi, un uomo retto e sicuramente laborioso, ma anche uno che riuscirebbe ad interrompere dei sogni persino quando questi si fossero già tramutati in realtà.
Basterebbe pensare ad Obama, al suo sorriso, ai suoi lineamenti regolari e non eccessivamente caratterizzanti, alla sua carnagione scura ma non nera, al suo modo chiaro di esprimersi guardando il pubblico negli occhi, al suo gesticolare preciso, informale e non scomposto, alla sua sicurezza, alla sua voce ferma e accattivamente. Siamo sicuri che il successo sia soltanto derivato dalla promessa della riforma sanitaria, specialmente dopo gli anni bui e depressi dell'amministrazione Bush?
Bè, ora invece pensate a Bersani: pensate alle sue calvizie generosamente esposte da quei ridicoli capelli gonfi ai lati del cranio, pensate ai suoi occhiali da vista appoggiati a metà del suo naso per leggere dei fogli arruffati dove ci sono scritti gli appunti del suo discorso, pensate ad uno che arringa la folla con lo sguardo basso su quei fogli, pensate ad un uomo che nel parlare si asciuga continuamente la fronte calva con un fazzoletto bagnato che tiene continuamente in mano, pensate ad una camicia sbottonata, ad una cravatta con disegnati i gabbiani dell'Italia dei Valori, per di più allentata, e pensate a delle maniche di camicia rimboccate.
Ora invece pensate allo "Yes, We Can" di Obama, bianco su sfondo blu e associate questo pensiero al presidente americano. Poi pensate allo squallido slogan "Rimbocchiamoci le maniche: per un risveglio italiano" (potrei scrivere un intero post sul contenuto, per ora mi limito all'estetica) scritto in nero su sfondo bianco per quello che sembra essere un tipico manifesto funerario e associatelo all'arringatore di cui sopra. Infine pensate ad Obama e i suoi slogan insieme. E poi a Bersani e il suo slogan.
Sfortunatamente Bersani non è Obama.
[bonus link: questo post è stato scritto pensando all'Old Spice]
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